venerdì 30 dicembre 2011

Un'amica é per sempre: non é vero, ma ci credo!


In realtà, volevo scrivere un post intitolato "odio la Tim", ma dopo la mia invettiva contro l'Ipad, mi sembrava di essere un tantino ripetitiva. Così in tempi di bilanci, propositi e soprattutto in preda a quella strana sensazione che mi si piazza sullo stomaco a partire dal primo di dicembre (accadono troppe cose durante questo mese) ho pensato di dedicarmi ad un tema per me importantissimo: l'amicizia!
Mi sento molto fortunata perché ho delle vere amiche, di vecchia e nuova data. Non sono un'amante delle conoscenze improvvisate e superficiali, mi piace approfondire, condividere, discutere, anche litigare, se serve a creare rapporti imprescindibili.Ci riesco quasi sempre o per lo meno quando mi ci metto d'impegno. Una persona giusta per me la riconosco in un battibaleno, indipendentemente dal sesso, dall'etá, dalla nazionalità o dal colore della pelle, mi ci vogliono poche battute, in special modo quelle di spirito, quelle in cui ridono in due: io e per l'appunto la persona troverò subito interessante. Non frequento solo persone che mi assomiglino, sia chiaro, anzi faccio della diversità una bandiera, eppure in ognuna di loro c'é un qualcosa che mi permette di abbassare le mie proverbiali difese, qualcosa che me li fa riconoscere come innocue, di più, come pulite.
Fatico a costruire legami, nonostante la spontaneità della fase iniziale, perché sono un tipo diffidente, un po' scorbutica, complicata e...trovatemi il contrario di accomodante!
Eppure la costruzione per quanto appaia elaborata, resta molto, ma molto più semplice della fine di un'amicizia. Posso dimenticare un fidanzato, perdonarlo, voltare pagina, ma un'amica me la porto dentro. Per sempre. Anche dopo aver subito un torto, anche quando i rapporti si fanno troppo blandi, quando le cose da dirsi diminuiscono, io non ci riesco a dire addio. Ancora più impossibile, per me é lasciare andar via una persona che reputo importante, irrinunciabile, ma che non ha tempo o voglia di impegnarsi ad alimentare un'amicizia.
Ed ecco qui l'augurio che faccio a tutti voi e che conservo anche per me:
Vi auguro di riacciuffare un rapporto prezioso che sta per volar via, alimentato da un nuovo amore o un nuovo impiego o da una nuova città, di ritrovare una persona cara che gioca a nascondino dietro un figlio, un mutuo o altri mille impegni. Vi auguro anche di essere così forti da voltare le spalle ad un rapporto logoro, ad una persona a cui siete tanto affezionati, ma che non vi vuole realmente bene, che vi trascura, che non vi conosce più o forse non vi ha mai conosciuto fino in fondo, che fa le stesse battute dei tempi del liceo, che inquina i vostri ricordi e che oggi non scegliereste più come amico.
Auguro a tutti voi di trovare nuovi amici, perché io per troppo tempo sono stata quasi razzista privilegiando solo quelli vecchi...
Buon anno nuovo!


lunedì 19 dicembre 2011

What about you?


La prima volta che qualcuno pronunció la frase scritta nel titolo mi sembró di sentire un cane abbaiare: uau bu iu?
Ma dopo un minuto ( e un minuto sembra pochissimo di per se, ma durante una conversazione diventa un tempo infinito, che mi classifica subito come una persona non esattamente brillante e per di più con un principio di paresi alla mascella, per via del sorriso a 3000 denti che mi stampo in viso, nel bieco tentativo di risultare almeno simpatica),incredibilmente, riuscii a ricostruire quelli che mi erano parsi solo suoni canini e ad attribuire loro un significato. Quindi, dopo che il mio interlocutore mi aveva già fatto altre dieci domande, rimaste senza risposta io mi ero premurata di rispondere:
"I'm good and you?"
Con la stessa sicumera con cui recitai il 5 maggio, che la professoressa mi castigoó ad imparare a memoria per l'indomani certa che non ce l'avri fatta!
In U.s.a. é molto comune sentirsi chiedere "come stai?" e ancora più comune rispondere: bene, benissimo, perfetto, alla grande, meravigliosamente! Già se rispondi Ok sei un po' uno sfigato: ho imparato a mie spese come i termini inglesi di uso quotidiano in Italia, all'estero assumono sfumature diverse; nel caso specifico "ok", non vuol dire "tutto bene" ma "tiro avanti" e non é una risposta socialmente ben vista.
Le regole non scritte, spesso, sono quelle che più facilmente si rispettano e quella del saluto é molto semplice: io ti chiedo informazioni su come stai, perché é convenzionalmente stato deciso così, tu mi DEVI rispondere che va tutto bene e se vuoi eccedere con la gentilezza ricambiare la domanda, aspettandoti che anche io ti risponderò che va tutto a gonfie vele! Non ho voglia di ammorbarti con i miei guai e tu farai lo stesso con me.Come al solito, a tutto questo, hanno dato un nome: small talk
Tutto molto easy, forse un tantino affettato per i miei gusti, ma alle miei obiezioni un amico francese che vive in Italia ha ribattuto:
"preferisco la gentilezza anche se non completamente spontanea, piuttosto che la cafonaggine tutta genuina che c'é in Italia"
Ecco io lí,sui due piedi, stavo per rispondere malissimo attaccandomi a tutti i peggiori stereotipi che conosco sui francesi, ma consapevole del mio carattere eccessivamente fumantino, mi sono trattenuta.
Da quando vivo all'estero, se sento parlare male dell'Italia, mi capita esattamente quello che mi succede quando mi lamento di mio marito, mia madre o mio fratello con un'amica: io posso dirne peste e corna, ma se appena lei si permette di darmi ragione o esprimere un giudizio ugualmente negativo, divento una leonessa a cui stanno cercando di rubare la preda.
Quindi conscia della mia mancanza di lucidità mi astengo da ogni giudizio e chiedo a voi: se vi domandano "come stai" rispondete sempre, comunque e a chiunque "daddio" o dite la verità? E vi fa sempre piacere ricevere domande su vostro stato di salute/umore o solo quando percepite un reale interesse?


Perdonate la latitanza, ma tra iPad e visite di ogni tipo, aggiornare é diventato un piccolo lusso!
Spero che stiate tutti bene :)

lunedì 12 dicembre 2011

Santa Lu, Santa Lu Lu cia


Per motivi che si possono rintracciare nel post sotto, non riesco a postare il video della canzone citata nel titolo. Erano i primi anni ottanta e mi saliva la pelle d'oca appena il piccolo coro dell'Antoniano intonava la canzone/celebrazione della Santa meno fortunata di tutti i secoli. O forse no, perché in effetti la sfortuna pare sia una delle condizioni necessarie per potersi innalzare nell'alto dei cieli. In quegli anni non sapevo che Santa Lucia e il suo asinello portavano i loro regali solo a pochi bambini, raccolti soprattutto al nord.
Da voi arriva?
A casa mia era la portatrice povera di regali, la ciccia arrivava a Natale, mentre lei si limitava ad un pensierino, la musicassetta dello zecchino d'oro, qualche dolce e un sacco di mandarini.
I mandarini erano il suo tocco d'astuzia, raddoppiavano i dolciumi alla vista, preservando i denti :)
Preparavamo una ciotola con il latte per l'asinello e ci mettevamo a dormire, le mie sorelle ed io, ansiose che facesse giorno presto. Mi faceva tenerezza quel donnino non vedente, che affrontava il freddo e il gelo, in groppa ad un somaro, vestita solo di una camicia da notte bianca. Credo che fosse la compassione a farmi apprezzare qualsiasi dono decidesse di portarmi. Anche perché non si limitava ad appoggiarli da qualche parte, ma si inventava sempre qualcosa di speciale e fantasioso per farceli trovare.
Una vera e propria magia, di quelle terrene, possibili, di quelle che rendono la vita bellissima.
Da quando mi sono trasferita in Usa, Santa Lucia, ha iniziato a parlare con accento siciliano, ma non ha mai dimenticato di farmi visita.
Domani pero' che la Santa Lucia americana si trova laggiù, ho paura che non vedrò nessun mandarino, anche perché temo di essere troppo vecchia per quella tradizionale.
E così sono qui che mi interrogo su tutto quello che era e che ora non e' più, su cose che sembravano fondamentali e che ora non contano più nulla, su persone che credevo irrinunciabili e che oggi non sento più e su passioni che muovevano le mie viscere e ora mi lasciano indifferente.
Penso se sono sempre la stessa, se esiste un nucleo essenziale e autentico che si conserverà per sempre o se tutto e' mutabile e passeggero.
Mi chiedo se la vita e' una linea continua durante la quale si cambia pelle e null'altro o invece e' una serie infinita finita di parentesi, ognuna con una storia e dei personaggi a se stanti.
Tante domande e un'unica certezza: domani Santa Lucia renderà felice un sacco di gente ed e' quindi il caso di stamparmi in faccia un bel sorriso, respirando quella gioia! Buona notte e sogni d'oro a tutti quelli che aspettano..

venerdì 9 dicembre 2011

Odio l'Ipad


Sono una fan di Apple della prima ora, da prima che diventasse trendy O cool. Sono convinta che una volta conosciuto un Mac sia praticamente impossibile tornare indietro (si accettano smentite immediate). Posso dire a ragion veduta che, per quanto mi riguarda, l'Ipad e' l' eccezione che conferma la regola.
Dopo aver fatto pressioni di ogni tipo sul giocatore affinché me ne concedesse l'uso nei miei giorni in solitaria in Italia, così da non dover sottoscrivere nuovi abbonamenti internet, senza perdere altre diottrie con l'uso del telefono, mi sono accorta di odiarlo.
-E' leggero, ma non abbastanza piccolo per poter essere messo ovunque, richiede di essere sempre tenuto in considerazione ogni volta che si sceglie una borsa per uscire.
-Ha uno schermo grande, solo se non ci devi scrivere, altrimenti la tastiera lo riduce della meta' e allora..tanto vale! L'idea di usarlo in combinazione con una tastiera esterna, vanifica l'essenza stessa dell'invenzione del tablet, ovvero quella di poterlo usare ovunque, visto che a quel punto c'è per forza bisogno di un piano rigido sul quale appoggiarsi.
-Blogger ha funzioni ridotte usato su iPad, non si possono caricare le foto dal dispositivo, ne scegliere formati e caratteri ( ecco spiegato i motivi dei miei post più sgangherati del solito)
-Non ho ancora trovato una app per iPad che non esista anche in funzione iPhone e almeno con il secondo posso telefonare!
-Ci puoi vedere i film, ma flash non funziona, quindi devi scaricarteli preventivamente. Non so voi, ma io sono abbastanza umorale, difficile che il giorno prima possa indovinare che genere di film avrò voglia di vedere la sera dopo. Inoltre, se hai una connessione a consumo come quella che sto usando io, devi mettere in preventivo anche un costo significativo, considerate le dimensioni importanti(in termini di giga) che un video in alta risoluzione può occupare.
Intendiamoci ha anche aspetti positivi come il fatto che non si surriscaldi MAI e abbia una batteria a lunghissima durata, ma non sono caratteristiche che personalmente mi conquistano. E' come se incontraste un uomo aitante, con i muscoli definiti, un sorriso accattivante che parla con la voce di paperino...capite che intendo? Sulla voce uno potrebbe anche soprassedere per un po', ma si può perdere la testa per uno che non si capisce quello che dice?
Ecco io l'Ipad non lo capisco, bello e' bello, ma me ne sfugge il senso.





Ps: per chi fosse interessato, gli iPad comprati negli stati uniti, funzionano tranquillamente anche in Italia senza bisogno di essere sbloccati, con qualsiasi operatore. Ancora non ho capito come fare gli accento, pero' si può selezionare la lingua del correttore ortografico.

lunedì 5 dicembre 2011

Tornando in Italia


Sono arrivata in Italia da due giorni, dopo esattamente 7 mesi. Più di 200 giorni lontano dal paese in cui sono nata e dalle persone con cui sono cresciuta. Non mi era MAI capitato di stare lontana così a lungo da nulla, non sono una persona portata alla resistenza. O almeno credevo di non esserlo: quante cose non conosciamo di noi stessi?

Quando sono arrivata in aeroporto non c'era solo mio padre ad attendermi, sono venute anche due creature che NON erano più quelle che avevo salutato a maggio! E qui scatta la seconda domanda: quando velocemente crescono queste piccole donne?

Confesso di non averle riconosciute e di averle confuse con strani conoscenti e di aver pure pensato: "nooo! E chi ha voglia di far conversazione dopo 12 ore di viaggio, senza aver chiuso occhio!"
Poi ho sentito le loro vocine e goduto dei loro sorrisi ed erano sempre loro: per fortuna!
Anche i bambini sotto i 4 anni crescono ad una velocità sorprendente e ogni volta mi fanno temere di avermi dimenticata. Si nascondono in mezzo a gambe più familiari, sfuggono gli abbracci, mi guardano circospetti, ma poi, quasi all'improvviso, mi chiamano col soprannome che e' solo mio e capisco che la distanza certe cose non le può proprio cambiare!
Così un'amica speciale, a cui non ho detto quando tornavo, perché so che teme i viaggi aerei, arriva a casa dopo mezz'ora dalla telefonata con una borsa piena di pensieri che ha raccolto per me in tutti questi mesi.
E la nonna più algida del mondo, mi prepara i fiori che cura per me sulle scale con un biglietto come solo lei lo può scrivere. Ok, altra domanda: e' vero o no che i gesti d'affetto delle persone poco espansive valgono di più? Ed e' giusto o e' una discriminazione crudele verso chi e' sempre affettuoso?
Insomma tanto affetto che non ve lo racconto tutto che poi risulto melensa, la mia casa in ordine e pulita (grazie mamma!) ( perché mi legge e commenta pure sotto mentite spoglie ;)) dicevo sembrava quasi tutto come lo avevo lasciato, che alla fine ci stavo pure rimanendo un po' male, perché volevo provarla quella sensazione li, quella del figlior prodigo o dell'emigrante serio.
E alla fine qualcosa e' successo, qualche automatismo non ha funzionato:
1) ogni volta che mi siedo sul letto, prendo uno strattone. In USA i letti sono come quelli della principessa sul pisello, mentre il mio a casa e' basso basso
2) Rompo la carta casa ogni volta che ne prendo un pezzo. In USA i rotoli hanno lo strappo a meta' rispetto a quelli che uso in italia e così strappo nel punto sbagliato.
3) al supermercato ho detto "thank you" a un signore che mi ha fatto passare e "sorry" ad una signora a cui ho involontariamente urtato il carrello: si capisce che uso l' inglese solo quando vado a fare la spesa?
4) mi sono presentata in posta 10 minuti prima della chiusura e non mi hanno spedito il pacco perché " non c'era abbastanza tempo"...
Ultima domanda: sono io che sono sfortunata o agli uffici postali c'è un tasso di scontrosità superiore alla media?

venerdì 2 dicembre 2011

E' arrivato un bastimento carico di...Regali!


Viviamo in un palazzo molto grande, non so se si possa chiamare grattacielo: dopo quanti piani si definiscono tali?
Gli ascensori qui si fermano al ventottesimo piano.
Ci sono almeno 6 portieri, ma quando è il mio momento per ritirare un pacco, com'è come non è, c'è sempre la stessa persona.
Un uomo bassino, corpulento, con gli occhiali tondi e i capelli grigi. Si muove sempre di fretta e sorride poco. Ricorda un po' Brunetta per darvi un'idea.
Appena trasferiti, non aveva manifestato particolare antipatia alla mia abitudine di comprare on line qualsiasi cosa.
Smise di farmi firmare al ritiro, facendolo lui al mio posto. Lo interpretai come un gesto di amicizia, non potevo immaginare che fosse un modo per sveltire i nostri incontri.
Ad aprile, però, cominciò a dare segni di stanchezza, lo capii quando mi appellò "M'am packages" e, pur sforzandomi, non colsi tanta simpatia nella sua voce.
La conferma arrivò quest'estate, quando, consegnandomi 2 o 3 pacchi contemporaneamente, sarcasticamente esclamò:
"oh Christmas in July!".
Fu l'inizio dell'ostilità, del tipo che appena mi avvicinavo al bancone, non mi salutava più e esordiva con: 
"No packages for 19E".
Non volevo rassegnarmi all'inimicizia, ma ieri sera mi è suonato il telefono fisso. Nessuno mi chiama su quel numero, non lo conosce nemmeno mio marito. Era lui.
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