giovedì 29 marzo 2012

Scommesse in metropolitana


Ogni qualvolta salgo sulla metro, fortunatamente solo due minuti dopo essere uscita di casa, sono tentata di trattenere il fiato fino alla prima fermata. Il tratto iniziale mi mette un'ansia indicibile, perché si attraversa una piccola lingua di mare. Mare che sembra fiume, ma che comunque ha una portata d'acqua significativa e già non mi entusiasma l'idea di viaggiare sottoterra, figuriamoci sott'acqua! Per ingannare le mie paure (nemmeno così irrazionali, no?) provo a tenere occupata la mente in vari modi. Il primo è guardarmi intorno, la varietà di individui che popola la metropolitana è fantastico! Personalmente sono molto affascinata da chi ci si trova a proprio agio (cfr foto sopra) perché io e il mio lato schizzinoso, siamo sempre sul chi va là. Invece, ci sono persone che sorseggiano caffè, studiano, chiacchierano al telefono seduti a gambe nude sopra i sedili e addentano un panino stringendolo tra le mani usate poco prima per aggrapparsi ai tubi di metallo sudici (mi fermo, la parte schifiltosa sta prendendo il sopravvento).

martedì 27 marzo 2012

Partendo dalle piccole cose


Traslochi, trasferimenti e cambiamenti ce l'hanno messa tutta per provare a negarmi quella sensazione di chiudermi alle spalle la porta d'ingresso, respirare profondamente e ascoltare il cuore che dice al cervello:
"Siamo arrivati a casa"
Invece dopo anni di riempi scatole, svuota scatole, impacchetta oggetti, wrappa tazze, chiudi valige, perdi cose, la mia voglia di una tana dove rifugiarsi ha comunque avuto la meglio. Perchè nulla è più atavico e necessario.
Come un uccellino che costruisce il proprio nido intrecciando pezzettini di tutto ciò che appare funzionale al suo scopo, anche io sono partita dalle piccole cose.

sabato 24 marzo 2012

Party Time


A New York è cominciata ufficialmente l'estate la primavera. Siamo passati dal cappotto alla maglietta senza passare per quelle mezze misure, che come le mezze stagioni ormai non si usano più.  Ieri sera ci guardavamo un bellissimo film, gustandoci una vera pizza napoletana, che si sà il venerdì è pizza day (o almeno così sostiene la nostra portiera). Quando, dalla finestra aperta per godere dell'aria frizzantina della sera, sentiamo voci festose e allegre: i nostri vicini stavano festeggiando sul terrazzo. Si trattava di uno spring break party. 
Come lo so?
Causa scommessa persa, sono dovuta uscire sul terrazzo urlando:
"Heellloooo? What are you celebrating?"

giovedì 22 marzo 2012

Small Apple in the Big Apple


Se vivi negli Stati uniti, stai per tornare a casa e l'Apple lancia un nuovo prodotto sul mercato, hai una percentuale che sfiora il 100% che qualcuno/a ti chiami, chiedendoti:
"Non è che me lo compreresti?"
Così ieri sono partita a caccia del nuovo Ipad, che 3 non si può dire, altrimenti quelli di Cupertino si arrabbiano. Mentre mi preparavo a snervanti ore di coda, riflettevo sulla misura e il significato del successo di questa azienda.

A seguito della prematura morte del suo fondatore, nel marasma di cose dette e voci altissime, sentii un punto di vista molto interessante. Ovvero, che l'intuizione geniale di Steve Jobs fu di aver applicato la bellezza alla tecnologia, così che i suoi dispositivi ti venisse voglia di accarezzarli prima che di picchiettare sulla tastiera.

lunedì 19 marzo 2012

St Patrick a New York


La mia insegnante di inglese a Washington un giorno ci disse: "A casa mia festeggiamo qualsiasi ricorrenza cristiana, ebraica, mussulmana, laica, non importa. Festeggiare è bello e ci fa stare bene, perchè non farlo?"
A me e alle mie radici così bien piantate a terra sembrò un ragionamento un tantino troppo facile (o easygoing?).  Insomma, mi dicevo, le feste bisognerebbe sentirle, crederci prima di parteciparvi e alzare il bicchiere.
Poi sabato sono stata alla parata di San Patrizio.

giovedì 15 marzo 2012

Cartoline da NYC


La sensazione passeggiando per New york, anzi forse dovrei dire Manhattan, è rimasta immutata dalla prima volta che ci sono venuta: un misto tra meraviglia e dejà vu. Le strade, i palazzi, perfino i nomi delle vie, li conoscevo già senza aver attraversato l'oceano, grazie alla potente macchina cinematografica. Anche le atmosfere sembravano appartenermi  prima che penetrassero i poli della mia pelle. Quello che continua a stupirmi è l'immensità di questa città, che muta da un quartiere all'altro, che assume profumi e colori diversi, che prima ti avvolge materna, poi ti sbatte al muro come un amante focoso, per poi finire faccia a terra sotto la minaccia di una pistola. 

martedì 13 marzo 2012

Jovanotti e gli italoamericani




Ieri siamo stati al concerto di Jovanotti al Music Hall of Williamsburg.
Non sono una fan del buon vecchio Lorenzo, ma le mie sorelle si e quando hanno saputo che suonava a 2 minuti 2 dalla mia nuova casa mi hanno obbligata  consigliato di andarci.
E' stato un concerto carino, lui è una persona molto simpatica e alla mano, aveva degli ottimi musicisti ad accompagnarlo, ma confesso di essermi distratta molto durante il concerto.
Il pubblico presente, complice anche le ristrette misure della sala, ha attratto la mia curiosità più della musica, perchè non capita tutti i giorni di trovarne uno così assortito: le persone presenti si dividevano tra italiani e italoamericani e la differenza era moto chiara. Non è strano?
Mi spiego meglio, non sarei stata in grado di distinguere tra turisti italiani in visita e persone italiane che vivono a NY da mesi o anni, ma mi bastava un'occhiata per indovinare se il ragazzo che mi passava davanti era figlio di emigrati. Non che avessero gli anelli come i tronchi degli alberi e si potesse capire da quante generazioni, ma direi che si percepiva un'allure diversa.
Non avevo mai notato questa cosa, ma devo anche dire che fino ad ora non mi si era mai palesata davanti in modo così netto.
Ragionandoci mi sono accorta che l'immagine dell'italoamericano rappresentata nei telefilm o in generale nei mass media ha dei connotati ben precisi, ma io l'avevo sempre sottovalutata, considerandola un mero luogo comune. Dopotutto non ritengo oggettiva nemmeno l'immagine dell'Italia che viene venduta negli U.S.A. come assolutamente attinente alla realtà.
Eppure ieri mi sono resa conto che qualcosa di vero c'è. Non sto dicendo che tutti gli italoamericani siano un piccolo esercito reclutato a Jersey Shore o che abbiano tutti l'aria paciosa e panzuta del boss delle torte, ma ho la sensazione che la parte italiana che abbiano conservato sia quella che più li allontana da un ragazzo italiano di oggi.
Perchè si rifà a tradizioni antiche, che possono essere lette anche come datate e quindi superate. Perchè profuma di quel passato che l'italiano moderno si è levato di dosso anche se a tratti lo rimpiange. Perchè chi parte lasciando la propria patria paradossalmente ne conserva il ricordo con maggiore attenzione, quasi devozione, mentre chi ci rimane ha una prepotente voglia di futuro, di nuovo di cambiamento.
Sono pensieri fugaci e abbozzati, mi piacerebbe sapere da voi cosa ne pensate.

Per tutte le innamorate e in special modo per le due pazze che portano il mio cognome, dopo il salto ho messo tutto il lavoro fatto ieri sera :)

venerdì 9 marzo 2012

Marni da H&M, lasagne e buone giornate. Che arriveranno


Ieri non era la festa della donna qui a NYC, ma il giorno del lancio della collezione di Marni per H&M.
Ok, non per tutta New York city, immagino molti ignorino perfino chi siano i due soggetti in questione, ma si percepiva un certo fermento...
La giornata è iniziata subito male e io so da lunga esperienza che quando parte male finisce peggio, ma non sono il tipo che impara dai propri errori, quindi, sveglia, doccia, scarpe comode e via.
Per salire sulla metro ho aspettato tre treni, al quarto non ho deciso io di salirci, ma mi ci sono trovata sopra!
Una quantità di folla mai vista.
Poi, pochè il sito di H&M era fuori servizio e di negozi in città ce ne sono parecchi, ho provato ad indovinare dove poter trovare la collezione. Ovviamente ho sbagliato.  L'ho capito perchè non c'era nemmeno un cane fuori dalla porta e le commesse dentro erano serene e tranquille a sistemare le loro cose.
Mi sono incamminata verso un altro store, ma per strada ho incontrato troppi sacchetti verdi perchè la mia passeggiata fosse serena.

lunedì 5 marzo 2012

Warning- Gogo squeeZ è il male


So cosa state pensando! Leggete il titolo e scuotete la testa, borbottando:
"Ma Donna, come ragioni?  Vivi in un paese in cui esiste il "formaggio" spay , in cui sembra geniale vendere bombolette dal contenuto sospetto che servono per evitare che il cibo attacchi sulla pentola, un paese in cui basta appiccicarci l'etichetta di "organic" che anche l'olio di colza diventa sano e vieni ad avvertirci del pericolo di un'innocua polpa di frutta per bambini?"
Lo so, il suo aspetto può ingannare, ha quei colori allegri, è in piccole monoporzioni, 100% frutta, senza zucchero aggiunto. Già, già, questi sono i motivi per cui l'ho fatto entrare a casa mia in dose massicce. Mannaggia ad Amazon e ai suoi multipack!
Eppure, guardate cosa è successo in soli due giorni:

giovedì 1 marzo 2012

Eataly e urla



Ci sono giorni in cui un emigrato ha tanta voglia di sentirsi a casa. Giorni in cui tutto ciò che non è italiano infastidisce, scoccia e fa prudere le mani.

Domenica era un giorno un po' cosi, in cui non avevo nemmeno voglia di sentir parlare inglese. Allora quando ci siamo svegliati abbiamo pensato di andar a far colazione a Eataly (nome geniale, complimenti a chi se l'è inventato!) 
Per chi non lo conoscesse è una specie di enorme mercato al coperto, concepito come un'apologia dell'Italia.
Di tutto ciò che è italiano, ma in special modo il cibo. Ci sono rosticceria, gelateria caffetteria, salumeria, birreria, panificio e ovviamente ristorante. In oltre ci sono degli scaffali dedicati al design, ai libri di ricette e anche la possibilità di seguire dei corsi.
Devo dire che la qualità non è quella che immaginavo (e che i prezzi suggerivano :)) 
Di ciò che ho acquistato nulla era da leccarsi i baffi e di cappuccioebrioches ne ho mangiati decisamente di meglio. Prima di dare un giudizio definitivo mi riservo di tornarci, magari per pranzare, ma così su due piedi certo non lo consiglierei ad un amico che viene a NYC per una vacanza.
Detto ciò  la mia visita a Eatlay rimarrà, comunque, un'esperienza indimenticabile, perchè mi è capitato un fatto che mi ha fatto esclamare: "Only in New York!"
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