martedì 1 marzo 2016

Figli senza figli


Torno a scrivere dopo più di un anno, perché ne sento l'urgenza. Ho aspettato tanto, ho avuto più di un'occasione per ricominciare, ma me le sono lasciate sfuggire. Questa volta no! Seppure io non abbia l'abitudine di esprimere la mia opinione su fatti di cronaca o di politica,  in questo caso, visto che si tratta di un argomento che mi sta particolarmente a cuore ho deciso di parlare apertamente. Parlare dei diritti dei bambini.
Vorrei portare la vostra attenzione su questa pratica sconsiderata per cui una donna decide di portare avanti una gravidanza nonostante un uomo le abbia esplicitamente detto di abortire. Di queste che, per puro egoismo, mettono al mondo un figlio pur sapendo che crescerà senza un padre. Vorrei parlare di quelli sciagurati che pur avendo la diagnosi di una malattia terminale decidono di procreare, con l'altissimo rischio di lasciare i figli orfani in giovane età. Di quegli incoscienti, portatori sani o meno, di una malattia genetica che espongono un neonato al rischio di contrarla, solo per il mero capriccio di avere un figlio biologico. Di quelle donne che, ingravidate tramite un atto assolutamente naturale, come lo stupro ( forse che un leone chiede il permesso ad una leonessa prima di possederla?!) decidono di abortire!
Casi estremi, direte voi.
Allora parliamo di quelle coppie che non sono in grado di accettare che se non possono avere figlie é perché Dio ha deciso così e anziché rassegnarsi decidono di ricorrere a pratiche abominevoli come la fecondazione assistita. In special modo le zitelle, che voglio dire, ci sarà un motivo se non t'ha presa nessuno, che senso ha andare ad Amsterdam a farti impiantare il seme di uno sconosciuto? Quelli che sopporto meno sono le coppie che scelgono di andare a strappare un figlio alla propria famiglia biologica, adottandolo! Con l'aggravante di quei disgraziati che non demordono nemmeno dopo anni e anni di attesa e adottano un bambino straniero portandolo via dal suo paese, cercando poi di insegnarli tradizioni e cultura del nostro, che, si sa, non gli apparteranno mai fino in fondo, perché, appunto, é straniero!
Posso capire le donne che rimangono incinte per una relazione extraconiugale e tacciono, lasciando credere al marito che quel figlio sia suo, perché forse a quel bambino viene negata la propria identità biologica ma almeno non viene esposto alla giusta condanna sociale. 

Che tristezza infinita.

Io alle volte le scelte degli altri non le capisco, non le condivido, ma ci provo. Provo a sostituire le facce di persone sconosciute con il viso di mia sorella, del mio migliore amico, di mia cugina. Perché l'empatia  e mai la ferocia guidi il mio giudizio. Sempre che un mio giudizio sia necessario...
Ancora più spesso penso a cosa farei io in quella situazione.
Mi chiedo chi meriti di non conoscere mai la gioia più pura, incessante e perfino faticosa che io ho avuto la fortuna di conoscere. Chi debba essere privato di una mano piccola e curiosa come quella di mio figlio che trova pace e sicurezza quando stringe la mia.
Chi non sia in grado di sopportare la rabbia, le urla e tutto l'odio che solo i grandi amori possono generare. Se esistono intere categorie di persone a cui bisogna chiedere di privarsi dell'onore e dell'onore di accompagnare un figlio a scuola, preparare pranzi al sacco e assistere al saggio di fine anno.
Chi sono quegli esseri umani incapaci ai sacrifici e impreparati alle soddisfazioni che solo quest'ultimi sanno generare.
Penso chi sia indegno di sorridere all'unisono per lo stesso ricordo: il profumo delle lenzuola pulite dove si entra, rigorosamente, solo dopo la doccia, la puzza della torta di mele carbonizzata per via di quel film troppo avvincente per poterlo interrompere, l'odore del mare in quel giorno d'inverno.
Penso se io sarei capace di rinunciare a tutto questo. In realtà, ho già dovuto rispondere a questa domanda 3 anni fa. E il mio "No" è stato fragoroso, sgomento, impaurito e determinato.
Sono un'egoista? Probabilmente si.
Ma per lo meno non mi arrogo  il diritto di decidere chi sia in grado di crescerli questi figli. Perché i figli non si hanno, non si possiedono i figli. I figli appartengono a loro stessi e come genitore io sento il dovere di fare in modo che  il mondo sia un posto dove lui possa essere felice. E se mio figlio fosse gay io non voglio essere costretta a dirgli:" ah ok, fatti tuoi, ma rammenta bene che non hai il diritto di diventare padre" 
Ah già, per fortuna mio figlio americano e non avrà di questi problemi. 
Che grande ingiustizia!

8 commenti:

  1. Sono totalmente d'accordo con te! PS adoro la tua casa!

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  2. Complimenti scrivi divinamente bene !

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  3. Facevo lo stesso ragionamento l'altro giorno sul matrimonio. Ho amici che non aspettano altro che l'approvazione di questa legge (seppur stravolta in corsa e ancora non abbastanza) per sposarsi. Io convivo da 3 anni e sono insieme da 9, ho 29 anni e tutte le possibilità di sposarmi ma in questo monento non ho voglia e non ne sento l'esigenza. è una mia scelta, potrei svegliarmi domani mattina e decidere che voglio farlo e lo potrei fare. Loro no, in tutti questi anni hanno vissuto con il desiderio di farlo e non potevano. Siamo gli stessi, amiamo nello stesso modo, conviviamo dagli stessi anni e io ho una possibilità che loro non hanno perchè una legge e alcune persone sono convinte di poter stabilire cosa sia giusto e naturale. Bel posto e bel ritorno ;-)

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  4. ...io ho una malattia genetica, ed avere una gravidanza potrebbe uccidermi, portandomi via velocemente a mio figlio...
    eppure sono tremendamente testarda, già innamorata follemente di quella creatura che ha occhi solo nel mio cuore...
    sogno un mondo nel quale io abbia tutti i diritti che hanno tutti, anche quelli di cadere e sbagliare... chissà, forse anche io dovrei voler essere negli stati uniti e... o la va o la spacca!

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  5. Per quanto possa sostenere la libertà di pensiero mi sento di dover difendere la mia scelta d'amore rifiutando di essere catalogata come una disgraziata...

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    1. Ma hai letto fino in fondo?!?!
      Ho usato il sarcasmo per dimostrare quanto sia assurda la posizione di chi giudica coloro i quali siano degni o indegni di avere figli. Nel caso specifico gli omosessuali.
      Mi sento perfino offesa tu non l'abbia colto

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  6. HO dovuto arrivare in fondo al post e rileggerlo, per capire. Hai usato l'ironia per tutta la prima parte per demolire posizioni che non condividi? Se ì così, capisco e condivido ma ti assicuro che non era proprio intuitivo per chi, come me, ti legge per la priam volta.Quindi scusa Patty! E sì, è ingiusto e triste che la libertà dipenda da Paese a Paese.

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