martedì 13 marzo 2012

Jovanotti e gli italoamericani




Ieri siamo stati al concerto di Jovanotti al Music Hall of Williamsburg.
Non sono una fan del buon vecchio Lorenzo, ma le mie sorelle si e quando hanno saputo che suonava a 2 minuti 2 dalla mia nuova casa mi hanno obbligata  consigliato di andarci.
E' stato un concerto carino, lui è una persona molto simpatica e alla mano, aveva degli ottimi musicisti ad accompagnarlo, ma confesso di essermi distratta molto durante il concerto.
Il pubblico presente, complice anche le ristrette misure della sala, ha attratto la mia curiosità più della musica, perchè non capita tutti i giorni di trovarne uno così assortito: le persone presenti si dividevano tra italiani e italoamericani e la differenza era moto chiara. Non è strano?
Mi spiego meglio, non sarei stata in grado di distinguere tra turisti italiani in visita e persone italiane che vivono a NY da mesi o anni, ma mi bastava un'occhiata per indovinare se il ragazzo che mi passava davanti era figlio di emigrati. Non che avessero gli anelli come i tronchi degli alberi e si potesse capire da quante generazioni, ma direi che si percepiva un'allure diversa.
Non avevo mai notato questa cosa, ma devo anche dire che fino ad ora non mi si era mai palesata davanti in modo così netto.
Ragionandoci mi sono accorta che l'immagine dell'italoamericano rappresentata nei telefilm o in generale nei mass media ha dei connotati ben precisi, ma io l'avevo sempre sottovalutata, considerandola un mero luogo comune. Dopotutto non ritengo oggettiva nemmeno l'immagine dell'Italia che viene venduta negli U.S.A. come assolutamente attinente alla realtà.
Eppure ieri mi sono resa conto che qualcosa di vero c'è. Non sto dicendo che tutti gli italoamericani siano un piccolo esercito reclutato a Jersey Shore o che abbiano tutti l'aria paciosa e panzuta del boss delle torte, ma ho la sensazione che la parte italiana che abbiano conservato sia quella che più li allontana da un ragazzo italiano di oggi.
Perchè si rifà a tradizioni antiche, che possono essere lette anche come datate e quindi superate. Perchè profuma di quel passato che l'italiano moderno si è levato di dosso anche se a tratti lo rimpiange. Perchè chi parte lasciando la propria patria paradossalmente ne conserva il ricordo con maggiore attenzione, quasi devozione, mentre chi ci rimane ha una prepotente voglia di futuro, di nuovo di cambiamento.
Sono pensieri fugaci e abbozzati, mi piacerebbe sapere da voi cosa ne pensate.

Per tutte le innamorate e in special modo per le due pazze che portano il mio cognome, dopo il salto ho messo tutto il lavoro fatto ieri sera :)









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27 commenti:

  1. io vado sabato... non vedo l'ora... non vedo l'ORA!!!! :-)

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    1. :)
      sei così fan che hai commentato prima che scrivessi il post!!!
      ti divertirai tantissimo

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    2. mi era apparso sul reader il post con solo il video :-D

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  2. Io ho scoperto che era qui la sera del concerto :( se lo avessi saputo prima sarei andata!

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    1. io ho dovuto comprare i biglietti dai bagarini, ma l'ordine ricevuto era perentorio :)

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  3. italoamericani qui abbiamo i secondi, nome che a loro non piace per niente, sono gli italiani arrivati negli anni '50 per costruire case, strade etc. sono stati trattati molto male dagli svizzeri e infatti ancora vivono un po' separati frequentandosi molto tra di loro, parlano tutt'ora dialetti italiani che io non capisco proprio!
    Jovanotti..mai sentito un suo concerto ma alcune sue ultime canzoni mi piacciono molto.

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  4. anche io ho avuto spesso la sensazione che gli italoamericani siano in un certo senso piu italiani di noi, o meglio piu simili a com'erano gli italiani di 50 o 100 anni, mentre da noi il processo di evoluzione dei costumi e l integrazione tra regioni per immigrazione interna e' andato avanti, modificando linguaggio, usi e ricette, loro hanno sviluppato una versione americana, (piu' sonora? piu' condita? piu' monetizzata?) della radice del nonno emigrato.A me ha fatto impressione come la cucina italoamericana sia tanto diversa dalla cucina italiana, molto piu' pesante (tantissimo formaggio, pomodoro e pasta infilati praticamente sotto ai lati e sopra ogni piatto)....per fare 1 esempio su tutti, penso che nelle case dello Stivale non si cucinino spaghetti con le polpette da cinquant'anni!

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    1. trovo giuste le tue osservazioni, però sull'ultima dissento, io mamma sempre di corsa, i maccheroni con le polpette li preparo ancora! in realtà più per motivi di tempo che di legame alle tradizioni, ma i miei figli se le ricorderanno ugualmente!
      l'AleS

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    2. Valentina, mi sono piaciute molto le tue osservazioni, davvero puntuali.
      Ales ieri ho fatto le polpette!

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  5. Concordo in pieno col tuo ultimo paragrafo. Mi sembrano davvero usciti da un film anni 50, ma con vestiti diversi. E poi sono orgogliosissimi, roba che si tatuano la bandiera sul petto. Costruiscono musei, ristoranti, pagode cattoliche... una roba orribile, però un po' li invidio pure io, l'amore così incondizionato per un posto che molto probabilmente non hanno mai visto di persona, vorrei provarlo pure io per una volta.

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    1. non ci credo che non lo hai mai provato, suvvia!
      e ai mondiali di calcio :D

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    2. Mi sono spiegata male, tanto per cambiare ;) Quello che non ho mai provato è l'amore incondizionato per qualcosa che non ho mai nemmeno visto... tipo: la fede. Ecco. L'amore per lo stivale ce l'ho ce l'ho anche se ogni tanto mi fa girare le balle a mille

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  6. Ah...ma allora solo QUI non e' arrivato???(come al solitoooo!) :D
    Cmq...anche io ho notato quello che hai detto sugli italoamericani. Diciamo pure, bonariamente, che sono un po' pacchiani?:)

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    1. non direi pacchiani, perchè certo la catena sul petto villoso lo è, ma non tutti si vestono così. Ma hanno un aria un po' desueta, no?

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  7. io speravo in un concerto se non a Buffalo magari a Toronto, ma nulla :(
    sugli italiani e italoamericani devo dire che il 90% delle volte anch'io ci azzecco, un po' per l'aspetto prettamente fisico, un po' per l'abbigliamento e altri particolare esteriori...chissa' se gli altri ci azzeccano quando vedono me :)

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    1. ultimamente mi scambiano per polacca, non so cosa devo pensare :)

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  8. penso la stessa identica cosa.
    gli italiani che sono emigrati sono stati capaci di preservare le tradizioni, anche quelle più banali, in modo più sistematico e convinto di chi è rimasto in Italia.
    paradossalmente qui siamo andati avanti, lì sono rimasti attaccati a delle cose che oggi ci fanno sorridere...

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    1. ci fanno sorridere, ma anche un po' riflettere, no?
      almeno io penso ma ha senso correre, correre correre, se poi arriviamo tutti allo stesso punto?

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  9. Soo sposata con un italo-ameicano di terza generaion (i suoi nonni erano italiani) e non ha niente a che fare con i tabbozzi stereotipi che popolano molti film/tv show. NIente catene d'oro sotto la camicia aperta a mostrare i peli da macho... MA i miei suoceri erano diversi da molti figli di immigrati di pima generazione. Ho appena visto un documentario intitolati "In their own wods", tutta una serie di interviste fatte ad italo-americani, su cosa significa essere italiani, e mi veniva da ridere e da piangere, alternativamente. Il fatto e' che una volta cresciuto qui, uno non e' piu' italiano, ovviamente, anche se si chiama "Car-mine" (carmain) e mangia lasagna e mit-a-bolls tutte le domeniche. Le tradizioni vengono diluite nel tempo, assumendo caratteristiche locali, fino a rimanere solo delle ombre di cio' che rappresentano originariamente. La prima volta che misi pide su questo suolo, a Chicago nell' 88, il fratello della mia penpal mi viene a prendere. Il loro padre era napoletano, la madre italo-americana, chiacchieriamo e mi dice "Io sono americano, anche se mio padre e' italiano. Ci fosse una guerra contro l'Italia, non avrei nessun problema a combattere contro gli italiani". Io sono rimasta li', ma nel documentario di cui parlavo, questa stessa frase viene ripetuta altre volte.
    penso sia umano cercare di appartenere fermamente ad una cultura, noi italiani d'Italia non abbiamo bisogno di attaccarci ad ogni singolo pezzo di italianita', vera o presunta, perche' le radici le abbiamo ben salde, le abbiamo viste e vissute... per chi invece vive qui, circondato da centinaia di altre culture, "mostrare" di essere italiani e' dimostrare di essere parte di una cultura diversa dalle altre.

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  10. scusa per gli errori ma sto usando il computer del marito e non sono piu' abituata alla tastiera "grande" e scrivo cose che sembrano in un'altra lingua...

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  11. oh Monky sono proprio contenta del tuo commento, speravo proprio che arrivasse qualcuno che ne sapesse di più! ora mi cerco il documentario, grazie mille!

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  12. Ciao!
    Ho visto che sei passata da me, ricambio volentieri e ti leggo...
    Cavoli, complimenti! Ho letto qualcosa in qua e in la e mi è piaciuto molto il tuo modo di scrivere!
    Per quanto riguarda lo stereotipo dell'"italo-ammmerigano"...beh, mi auguro davvero che i tamarri del Jersey Shore, non rappresentino la realtà, ma un'esasperazione dell'italianità.
    Altrimenti facciamo veramente una figura di mmm...va bene italiano-pizza-spaghetti-mandolino-mamma (cit. Elio e le Storie Tese), ma sempre senza esagerare, o almeno spero!
    A presto!

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  13. ah, un appunto...
    in Romagna i maccheroni con le polpette, non esistono...o maccheroni, o polpette!...Secondo me, fa molto idea dell'italiano in America... ma davvero qualcuno in Italia le mangia?

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    1. la pasta con le polpette è un piatto tipico partenopeo (mi pare, non vorrei dire sciocchezze) comunque Dany, purtroppo gli stereotipi sono duri, molto duri a morire :)

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  14. Ciao! ma che piacere ritrovarti qui! Ovviamente non potevo non leggere il post su lorenzo......wow!ma ci sono stata veramente? sul serio? io? lì? mamma mia! non hai idea quante emozioni in una veloce settimana, sono ancora rintronata dal viaggio di rientro e dal questo jet lag che non vuole passare e non sono ancora riuscita ad analizzare il tutto, NY mi è parsa un enorme frullatore dove ci si possono mettere un mucchi di cose: colori, odori, ricchi, poveri,sogni, speranze, cemento, velocità, il tutto frullato insieme...
    carino il tuo blog, molto molto tuo, complimenti, sei proprio brava. Approfitto per (ri)farti i miei complimenti per il buon gusto per le cose che hai in casa, specialmente le più piccole.
    Forse non ci crederai, ma sei la prima persona che conosco che ha un blog tutto suo...ti seguirò molto volentieri. Grazie ancora per il (ottimo) guacamole e per la serata. A presto!

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  15. Grazie Silvia!
    ma quindi si addormentata mentre lavoravi?
    mi piace la tua definizione di frullatore, è proprio così.
    Grazie per tutti questi complimenti, non proprio meritati e per essere passata a trovarmi

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