giovedì 31 ottobre 2013

Quando Halloween non fa (più) paura


Il post precedente doveva concludersi con un to be continued. Perchè in effetti c'era ancora da capire che cosa è successo poi. Dove sono finite le mie lacrime, se sono finite e sopratutto cosa dice il bilancio dopo questi quattro anni passati nel nuovo mondo. Non ho una calcolatrice alla mano, non sono brava a tirare le somme, non ho mai nemmeno fatto una lista dei pro e contro di questa esperienza, nonostante io sia una fan accanita delle liste in generale, ma ci proverò.
Quel che posso dire con certezza è che non sono pentita. Che lo rifarei, che non tornerei indietro. E che anche se tornassimo in Italia adesso, sarebbe comunque un andare avanti, chiudendo un cerchio.
La sensazione che mi accompagna spesso è quella di essere passata dal dire al fare. Ho smesso di fantasticare... no, non è vero. Continuo a farlo, però ho anche imparato a concretizzare le mie idee, a portare a termine i miei progetti. Non riesco a spiegare facilmente questa cosa, ma la mia attitudine nello stare al mondo è cambiata. Mi sento più coraggiosa perchè ho dimostrato a me stessa che so affrontare le mie peggiori paure, che posso combattere e vincere. Ho capito che posso rialzarmi anche dopo essere caduta, anche quando fa così male che pensi che stare lì, faccia a terra, sia comunque meglio che buttarsi in mezzo alla mischia. Ora non mi concedo più di sedermi in un angolino al buio, scuotendo la testa perchè il mondo è brutto e cattivo. Adesso quando sto per toccare il fondo, vado là fuori e cerco il bello che c'è. E diamine se c'è!
Era necessario trasferirsi in America per cambiare? 
Probabilmente si. Almeno per me, che sono una persona insicura di natura. Terrorizzata dall'idea di non essere all'altezza, di non essere capace, di poter deludere le aspettative degli altri. Ho accettato l'idea di sbagliare, perchè è entrata nel mio quotidiano. Perchè io l'inglese non l'ho nemmeno studiato a scuola e quindi se volevo comunicare con gli altri dovevo accettare di farlo male. E comprendere che fare male è meglio di non fare per me è stato una grandissima conquista. Non c'era il dottore della muta (non c'è nemmeno la mutua) non c'era che entravo in banca e le persone mi riconoscevano, non c'era il mio municipio per chiedere un documento, ho dovuto ripartire da zero.  Perfino le marche dei prodotti al supermercato erano tutte diverse! Non sapete quanti detersivi ho dovuto provare prima di trovare quello giusto! Sono cambiate tutte le regole e piano piano è cambiato anche il gioco. Non è che vinco sempre, eh, ma non mi arrendo ancor prima di scendere in campo. Tipo se adesso voglio un cuscino e lo voglio di quella esatta forma, di quell'esatto colore, non mi accontento di qualcosa che gli assomiglia, mi cerco la stoffa, la taglio e lo cucio. E godo come un riccio anche se non è perfetto, perchè ho saputo passare dalla teoria alla pratica. So trasformare quel che penso in ciò che faccio. E per una filosofa tutto questo è un gran passo avanti :)
Mi manca la mia famiglia?
Si, terribilmente. Non riesco ad essere presente come prima. Mi perdo qualche bega e questo non è poi così drammatico, ma mi perdo anche tante feste, compleanni, risate ed abbracci. Quando vedo le foto di tutti loro intorno al tavolo, il primo istinto è sempre di cercare la mia facciona (me vanesia) e mi fa male sapere che invece non ci sono. Ma è anche vero che se quelle foto mi arrivano è perchè mi pensano. E quando sorridono verso l'obbiettivo, lo stanno facendo a me. Ci vogliamo sempre tanto bene, ma è diverso e bisogna farci i conti*
Quindi c'è spazio per tutto? Per il vecchio e per il nuovo?
No, non se non si ridistribuiscono gli spazi. Non puoi dedicare alle amicizie di prima gli stessi tempi e le stesse attenzioni, se vuoi darti la possibilità di crearne di nuove. E' difficile da accettare sopratutto per chi ti vede allontanarti. Alle volte a forza di tirare la coperta, finisce che qualcosa si strappa. Fa male. Non so se c'è una soluzione, io non l'ho ancora trovata.
Convivo con un velo sottile di senso di colpa sulle spalle. Alle volte mi pare di avere la gobba, altre meno. Aspetto il momento in cui si trasformerà in un mantello per poter volare leggera.
Non so se accadrà mai, forse sarò per sempre una gallina fusa, che si alza in volo goffa e maldestra e ha bisogno di mettere i piedi a terra il più in fretta possibile. Però quel giorno di quattro anni fa, per seguire il mio gallo siciliano, sono stata capace di superare la rete del mio pollaio. E questo un po' mi rende fiera.
Così la mia zucca di Halloween quest'anno sorride. Non fa paura perchè non ha paura.



*A questo proposito ci tenevo a specificare che mio padre è un uomo straordinario. Le sue paure erano giustificate, così come la sua iniziale delusione. Gli ci è voluto un po' di tempo per accettare il fatto che le cose non sarebbero andate come le aveva(mo) pianificate, ma poi è tornato tutto come prima. Anzi meglio di prima. Non che lui legga il mio blog, eh! Sai mai! Ma mi dispiaceva che passasse l'idea che fosse un tarpatore di ali. Diciamo che è un diesel gli ci vuole un po' a cominciare a soffiare ma poi lo fa a pieni polmoni!


17 commenti:

  1. Questa volta niente "frase ad effetto", quella di solito trovo sempre nei tuoi post. Ma solo perchè "ad effetto" questa volta è tutto il post, almeno su di me..

    -f

    RispondiElimina
  2. "La sensazione che mi accompagna spesso è quella di essere passata dal dire al fare. Ho smesso di fantasticare... no, non è vero. Continuo a farlo, però ho anche imparato a concretizzare le mie idee, a portare a termine i miei progetti."

    Ci sto ancora lavorando, ma spero di giungere anche io a questo punto.
    L'inettitudine spesso prende il sopravvento... chissà, magari quando concretizzerò qualcosa -di piccolo, per cominciare-, questo mostro sparirà e lascerà il posto a tanto FARE, e non solo al DIRE (fantasticare, anzi) :D

    C.

    RispondiElimina
  3. che bel post..alcune frasi potrei tranquillamente averle scritte io, mi ci ritrovo, eccome se mi ci ritrovo.E oggi, proprio oggi, piu' che mai, non sai quanto darei per essere a NY e vivere quello che stai vivendo tu: sono pronta ad affrontare tutti i "contro" e a godermi tutti i "pro". Brava Donna, continua cosi, we love you!

    RispondiElimina
  4. Olivia P. Schepisi31 ottobre 2013 12:22

    very proud of you mia zucchetta felice.

    RispondiElimina
  5. Secondo me quello che hai fatto - partire - è stato davvero coraggioso. Ti abbraccio :*

    RispondiElimina
  6. Se questo è il "the end" direi che allora è ora di partire anche per me! scherzo come già detto non ne avrei le p...e. Secondo me tuo padre ha avuto una reazione normalissima, ti ha solamente spronato a pensarci bene, chissà ora com' è orgoglioso di te!
    Buon Halloween
    Sara

    RispondiElimina
  7. Brava, ti ammiro molto! non è facile far convivere paura e coraggio, ma tu hai reso perfettamente l'idea. Il fatto che tu sia mia conterranea mi fa sentire orgogliosa, anche se in effetti non ho nessun titolo per esserlo!
    Un abbraccio.
    Marina

    RispondiElimina
  8. Il coraggio non significa non aver paura bensì aver paura ma continuare ad andare avanti, la frase non è mia ma credo ti calzi a pennello.
    Stai trovando te stessa e questo è l'importante ;-)
    P.S. Credo che tuo padre abbia avuto la reazione più normale del mondo, non è certo anormale il suo comportamento, anzi.....

    RispondiElimina
  9. Condivido le tue riflessioni e proprio in questi giorni pensavo e ripensavo ai pro e ai contro di questo nuovo inizio negli States. Ti chiedi se fosse necessario andare al di là dell'Oceano per non avere paura... beh, adesso io penso di sì: vedere la propria vita ad una certa distanza aiuta! Questa esperienza ti cambia, in meglio!

    RispondiElimina
  10. Non ho dubbi che tuo padre ora sia felice ed orgoglioso di te, pur avendo dentro il forte sentimento della tua lontananza. E' questo che dovete avere fermo e chiaro in voi, figli expat (qui non scrivo per te che lo hai già sperimentato ma per altri che possono avere timore di far soffrire persone che amano tanto): il dolore più grande per un genitore è vedere il figlio non soddisfatto e realizzato o, per qualche ragione, vedere che soffre. La sofferenza di un figlio è quasi sempre insopportabile per una madre o un padre. Poi, come scrivevo altrove, qualche genitore può non capire certe vostre esigenze, frutto di una situazione storica differente da quella in cui sono cresciuti, ma se gli parlate a cuore aperto e vi fate capire diventerà il vostro sostenitore più acceso nelle vostre scelte.
    La mamma dell'espatriato oltreoceano

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non era rivolta al te la specifica, eh! Il tuo messaggio mi è piaciuto molto (anche alla mia mamma) e mi piace come ragioni!

      Elimina
  11. Tra me e la mia famiglia ci sono solo 600 km, eppure ti capisco perfettamente. La quotidianità che manca certi giorni manca in modo assurdo, ma alcune cose addirittura migliorano. In ogni modo ci vuole coraggio e tu ne hai una cifra.

    RispondiElimina
  12. Ho letto i due post ora, uno dopo l'altro. Come al solito, davanti alle tue parole rimango incantata e ammutolita.
    La prima parte di questo post mi è particolarmente d'aiuto in questo momento, avrei voglia di raccontarti un po' di me per ricevere consigli o parole di conforto.
    Un grosso abbraccio!

    RispondiElimina
  13. Non sai quanto un post come questo mi abbia aiutata nella mia situazione che mi trovo a vivere, sebbene sia molto diversa dalla tua!
    Un grazie sincero, a me il coraggio ora un po' manca, però spero di ritrovarlo presto.

    RispondiElimina
  14. Che bel post. Ho ritrovato tanto del mio carattere nelle tue parole, spero di riuscire a vivere quel cambiamento che descrivi anche senza trasferirmi oltreoceano. Perché insomma stare a ritanarsi nell'angolo prendendosela col mondo ma non facendo niente non è il massimo! (e però è così facile)

    RispondiElimina

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...