lunedì 15 aprile 2013

"We will find out why they did this". Forse


Avevo in programma un post festoso e cialtrone. Volevo parlare di allegria e colore, ma d'improvviso il mio umore si è vestito a lutto. Perchè a Boston io ci ho vissuto, perchè conosco a memoria quelle strade che scorrono costantemente adesso sullo schermo della televisione, accesa sulle news. I feriti vengono soccorsi in quello che era il "mio" ospedale e mi manca il respiro.  Perchè mio marito lavorava al Boston Globe e oggi il sito del giornale è collassato per la quantità di contatti di persone spaventate, tristi o solo curiose, che sono andate lì a cercare notizie. Perchè per quanto sia assurdo e irrazionale,  più profondamente conosci, più sei capace di empatia.
Ho sempre detestato quando i telegiornali danno notizie del tipo: "per fortuna non c'erano italiani a bordo" e magari sono morti 100 cinesi o indiani o cingalesi in un incidente aereo. Non ho mai capito che cosa ci sia da festeggiare, eppure oggi mi rendo conto che se fossi in Italia e non avessi mai vissuto a Boston la notizia non mi colpirebbe così. Invece guardo quelle case sporche di ceneri, le stesse che ho ritratto in tante mie foto, scrivo agli amici che vivono lì e ho paura.
Tanta paura, che se solo avessi saputo prima la notizia, non sarei mai scesa alla fermata di Time Square e domani non uscirò di casa. Tanta paura che la mia pelle si increspa e indurisce ad ogni rumore, perchè tutto mi sembra uno scoppio, un'esplosione, un attacco. Le sirene rimbombano nelle mie orecchie anche se ho le finestre chiuse. 
Gli atti di terrorismo funzionano: terrorizzano.
E non posso evitare di chiedermi perchè quel bambino di otto anni abbia perso la vita, perchè una donna che era lì per fare il tifo al marito rimarrà senza una gamba per il resto della sua vita, perchè  una giornata di festa si sia trasformata in una disgrazia, perchè tanto sangue abbia sporcato un pomeriggio di aprile finalmente baciato dal sole. Mentre scrivo un commentatore avverte che Boston è la porta che i terroristi usano per arrivare a NYC e che per questo motivo la città ha potenziato le sue misure di sicurezza. 
Sicurezza una parola che stride con le vie deserte della capitale del Massachusset. Le persone sono scappate a casa. Hanno soccorso, teso le mani, aiutato, confortato, ma appena hanno potuto si sono chiuse in casa, sperando di essere al sicuro almeno lì. Se il pericolo si palesa dove è inaspettato, perdi ogni riferimento, ogni certezza. Una mia amica mi ha appena mandato questa foto, rassicurandomi sul fatto che sta bene, ma non riesce a smettere di pensare a dove si trovava due anni fa

Perchè un atto che non segue nessuna legge di causalità, ma agisce completamento ramdom, spiazza e destabilizza, generando domande continue e logoranti che possono addirittura diventare fatali se la sindrome del sopravvissuto si impossessa della nostra mente. Successe a quell'uomo indimenticabile che fu Primo Levi. Può succedere ogni qualvolta un'umanità sana e consapevole si scontra con l'ignoto, l'orrido e l'inconcepibile.
Obama e la sua voce rassicurante stanno facendo promesse, ma io non gli credo.
Non credo a nulla che profumi di giustizia, non oggi. 
Intanto un'altra vittima si aggiunge alla lista dell'orrore, aumentando il dolore e quel senso di disgusto verso qualcosa che non conosco, non capisco, ma che mi rifiuto di odiare.
Perchè è l'odio che genera il male.


28 commenti:

  1. E' vero, non mi fa certo onore ma mi rendo conto che se fossi in Italia probabilmente sarei stata colpita solo marginalmente da questa notizia di cronaca, di certo nerissima, ma lontana e confusa. Invece sento nettamente e chiaramente la paura e oggi sono tornata a piedi invece che con il bus e non vedevo l'ora che arrivasse a casa anche mio marito per chiuderci la porta alla spalle. Come se queste porte di legno e queste case di marzapane potessero darci garanzia di sicurezza! Ti abbraccio, perchè mi sembra che stringersi possa esssere l'unica ancora di salvezza...

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  2. Vi posso abbracciare tutte?
    Il fatto è che se consideri il mondo come una casa immensa, se consideri gli altri come un'estensione del noi, allora ogni bomba, ogni sparo, ogni violenza gratuita e vigliacca non possono non ferire.
    Capisco la vostra paura e vi sono vicina.

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  3. Sai cara, non so cosa dire. Di fronte a queste cose riesco solo a tacere e fare una preghiera.
    Un abbraccio
    Francesca

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  4. Vivo in Italia e non sono mai stata nè in America e nè tanto meno a Boston, ma è dalle 6 di stamane, quando mio marito mi ha svegliato per dirmelo che non faccio altro che pensare a questo attentato.
    Paura, sgomento e tristezza per aver colpito una manifestazione sportiva tanto importante, lo sport che dovrebbe essere un momento di festa e di amicizia.
    Ma perchè????
    un abbraccio forte ! <3

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  5. Colpisce anche noi questa tragedia ,anche se siamo in Italia, anzi forse vi siamo più vicini visto che ci siamo passati con i famigerati "anni di piombo".Per ultimi Bologna ,Capaci, via D'Amelio , ,via dei Gergofili. Un abbraccio forte

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  6. Ho letto la notizia ieri sera e le nuove novità che arrivavano col contagocce. Novità orribili. Quando succedono queste cose, la mente vorrebbe che le notizie siano inspiegabilmente buone, che dicessero "sono esplose due bombe, ma non si è fatto male nessuno, ci siamo sbagliati stanno tutti bene".
    Purtroppo non è così.
    Posso solo immaginare la tua ansia.
    Un abbraccio fortissimo.

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  7. Purtroppo gli USA devono fare i conti con l'ividia e l'odio di certa gente che non gradisce il fatto che esistano persone diverse da loro, persone che stanno bene, vivono la loro vita con serenità e perchè no, si fanno una bella manifestazione sportiva, una maratona a cui partecipare con la famiglia...i figli...
    Invece no! Ci sono persone, bestie anzi no, demoni, che non ci stanno, non vogliono che gli altri siano felici ed ecco il risultato.
    Vivo in Italia, mai stato in USA ma leggo spesso i vari blog e mi sento come se fossi li con voi e mi sento triste!
    Penso alle persone morte, a chi ha perso un familiare un amico un conoscente, a chi è rimasto mutilato e per il resto della vita quell'arto mancante gli ricorderà cosa è successo.
    Due cose mi sono rimaste impresse:
    la testimonianza di un italiana, ha detto che era la prima volta che andava in America a fare la maratona e che sarebbe stata anche l'ultima;
    la storia di quel signore 78anni che si è rialzato ed ha finito la gara.

    Ecco le due facce della tragedia, da una parte la resignazione e lo sconforto dall'altra la forza di rialzarsi e reagire!

    Il mio sogno americano è più vivo che mai!

    God bless u!

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  8. Io sono italiana e ora vivo a Kuwait city. Da oggi non penso ad altro. Sia in verità ci sentiamo tutti americani...e dopo l'attentato alle Torri la parola "sicurezza" ha perso significato. Per tanto tempo si è vissuti nella paura di tutto. Perchè se viene colpita l'America ci sentiamo tutti più insicuri. E oggi il mio più grande timore che torni ancora quella paura, oltre al senso di precarietà si aggiunge la paura. Poi io vivo in un paese islamico ma fortemente filo americano...però però pensi pensi e oltre alla paura cresce una rabbia forte e sorda. Si una rabbia per chi interpreta in modo così assurdo delle leggi religiose. Comunque si hai ragione anche a me oggi è passata la voglia di scrivere post divertenti. E' troppo grande la paura, la rabbia e lo sconforto.

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  9. Questo post è importante. Racchiude molte sensazioni condivisibili. Lo fa senza falsa retorica ma con lo sguardo e l'anima di chi certe cose le prova davvero. Grazie per le tue parole.

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  10. Non ho parole........solo tanta tristezza!!!!!!!
    Sara

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  11. Quando succedono queste cose si resta senza parole...E' inconcepibile come si possano solo pensare e attuare certe azioni da folli...Perchè una cosa bella come un'evento sportivo...che dovrebbe unire le persone possa essere distrutto da tragedie...Che colpiscono quasi sempre persone indifese, il cui unico sbaglio era trovarsi li...

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  12. Non sono mai stata a Boston, non conosco nulla di quella città, ma ti assicuro che ne sono rimasta colpita come se fosse successo qua vicino. Non è il luogo in cui è successo, ma il fatto in sè. Se fosse successo in Francia sarebbe uguale. Il loro modo di agire ci terrorizza, raggiungono lo scopo prefissato. Mi spiace che sia successo, per molte persone la vita non sarà mai più la stessa. Chi nel corpo, chi nel cuore, da quella giornata porteranno a casa solo ferite.

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  13. Atti insensati come questo ci fanno sentire tutti estremamente vulnerabili e, più che metterci addosso paura, servono a ricordarci che anche se lontani, oggi viviamo tutti la tragedia dei cittadini di Boston. Semplicemente perché poteva essere qualsiasi altra città del mondo. E il fatto che si tratti di un luogo lontano o vicino a noi, non ci distoglie dal pensiero che potrebbe capitare a chiunque. Ovunque.

    Per questo la tragedia di Boston, si è radicata un po' in tutti noi. Per questo bisogna combattere tutti perché cose di questo tipo, a qualunque costo, non si ripetano.

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  14. Ieri sera la notizia mi ha intristito immensamente perchè chi solo pensa di fare una cosa simile ha una vita ben triste.
    Non ho altre parole.

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  15. Era ed è mia intenzione visitare Boston quanto prima. Speravo di farlo serenamente. Non sará così. Rivivrò le stesse sensazioni che ho provato visitando Ground Zero a NYC. God bless America. R.

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  16. condivido ogni parola del tuo scritto. e anche io che a boston ho fatto la turista sono rabbrividita nel riconoscere quella avenue. pero' da qui (italia) mi sale anche tanta rabbia perche' da cio' che trasmettono i nostri tiggi' sembra che le decine di morti in altri stati del mondo (es siria) non possano competetere con le "poche" vittime americane. che mondo di emmme
    ti sono vicina.

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  17. alcuni commenti danno l'impressione che si dia la colpa al "nemico islamico"... meditate gente, meditate..

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    Risposte
    1. O forse tu vuoi vedere questo...

      Potrebbe essere stato chiunque anche uno di quei pazzoidi che ci sono in giro in questi tempi, anche se a quelli di solito piace arrivare armati fino ai denti e sparare sulla folla.

      E' pure vero che il tipo di attentato sia compatibile con il classico modus operandi del terrorismo islamico.
      Bomba casalinga piazzata per creare caos e alimentare la paura.
      Ma fino ad un'eventuale rivendicazione o risultati di indagini, non lo sapremo.
      Una cosa non cambia, chi l'ha fatto, ODIA!

      PS: ed ora aspettiamo i complottisti...

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    2. no, io non lo vedo proprio.. come non l'ho visto l'11 settembre.. ma quella è un'altra storia.

      mi piace molto questo articolo: http://www.repubblica.it/esteri/2013/04/17/news/terrorismo_made_in_usa-56800556/?ref=HREC1-1

      sono d'accordo con te sulla questione odio.. che del resto è la più importante.. purtroppo..

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    3. ...e invece sono stati proprio loro, guarda un pò...

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  18. Ti ho pensato subito, ti ho pensato a NY e ti ho pensato a Boston.
    E continuo a pensarti...

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  19. A me ha toccato molto pensare che 370 giorni fa dormivo proprio lì, ad un istante dal luogo dell'attentato, su Huntington Avenue. E guardare quelle immagini terribili in televisione e riconoscere le strade, gli edifici di una città che amo molto.
    "Appartenere" in qualche modo ad un paese, ad una città, ad un luogo crea un legame che non si spezzerà mai. Ed è proprio vero che è l'odio a generare il male, null'altro. Ti sono vicina

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