giovedì 13 dicembre 2012

Se lo ami lo segui. E non ti stanchi mai (forse)


Oggi sono di pessimo umore, nonostante sia Santa Lucia (che è la notte più magica che ci sia). Quando le cose non vanno come dovrebbero, come penso, come c'era scritto nelle istruzioni che sarebbero andate, mi sento sopraffatta. Insomma, umore nero, scoraggiamento, stanchezza e pure un po' di rabbia. Perché diciamolo, dare il massimo non basta. Mai. Le variabili da considerare sono sempre più di quelle che si mettono in conto e ti fregano, ti spiazzano e ti fanno la sgambetto.
Ecco, sto distribuendo negatività, non si fa! Scusatemi, meglio che me ne sto zitta e cedo la parola ad un'altra donna. 

Una mamma, ma non una santa
Una donna innamorata e fiera di esserlo, che ha combattuto, rincorso, che ha fatto scelte importanti e che se ha delle paure le nasconde così bene che io non sono riuscita a scovarle. Una psicologa affermata che decide di trascurare il suo lavoro, per seguire quello di lui in giro per il mondo. Una storia, la loro, che corre veloce tra le Americhe e l'Europa. E' un amore fatto di impennate e accelerate  frenate brusche e fughe. Qualcosa che ha l'aria di un really clandestino  fugace e adrenalinico. Una di quelle cose per cui le amiche ti consigliano: "stai attenta, non ti fidare, ti spezzerà il cuore". E invece no, ha ragione lei.  La storia con quell'uomo  sfuggente, affascinante e capace di farla emozionare come nessuno mai, si trasforma nella Storia della vita. Tanto da generare una creatura bellissima e molto altro.
Ecco l'intervista a Norma Jane:


1. Ti bastano lui e il vostro bambino) per sentirti a casa o ogni tanto senti il bisogno di avere UN solo letto, UN solo servizio di piatti, UN solo panorama da guardare alla finestra?

Mi manca il concetto di “mia casa”. Un buco da arredare e riempire di cianfrusaglie, per questo sono alla ricerca del luogo ideale in cui fermarmi.
Però guardare sempre lo stesso panorama dalla finestra, come concetto, mi atterrisce. Quindi oscillo sempre tra il desiderio di partire e la voglia di mettere radici.

2. Pensi che si possa vivere sempre nomadi o il destino, prima poi, ci costringe a fermarci?

Penso che se vuoi costruire qualcosa sia più facile farlo da fermi, nello stesso luogo. Puoi costruire anche viaggiando, ma devi essere oltremisura abile.
E comunque sì, ogni tanto bisogna fermarsi e soprattutto riflettere.

3. Messico, Cuba, Brasile, New york dimmi quale è il pezzo di ognuno di questi posti che ti porterai sempre con te e cosa proprio non ti è piaciuto.

Il mare del Messico. La sensazione di aver fatto un viaggio nel tempo a Cuba. Sentirmi a casa e l’euforia che tutto può accadere a New York.
Del Brasile ricordo il Capodanno sulla spiaggia, di notte migliaia di persone tutte vestite di bianco come vuole la tradizione. Uno spettacolo visivo incredibile.

4. Ti senti mai dire: "ma chi te lo fa fare?" e se si tu cosa rispondi?

Di solito pensano che sono fortunata e che faccio una bella vita.
Quindi mi dicono “beata te!”
Io rispondo che la fortuna se la può creare chiunque e che qualsiasi vita ha i suoi pro e i suoi contro.

5. Qual è il periodo che sei stata più lontana dall'Italia e cosa ti è mancato di più?

Nel 2009. Non mi mancava niente, perchè sapevo che prima o poi sarei tornata.

6.Pensi che per tuo figlio questo sia un regalo che gli fai o una privazione?

Per adesso un regalo, ma a lungo andare, crescendo potrebbe essere una privazione.

7. C'è stato un momento esatto in cui hai deciso di partire o semplicemente senti che era scritto nel tuo destino, vivere altrove?

Ho sempre pensato che avrei vissuto altrove, però ci sono stati momenti in cui ho capito che certe cose non accadono e basta, ma le devi aiutare. Così ho prenotato il biglietto, preparato le valige, mi sono organizzata e sono partita.

8. Dove ti vedi fra 10 anni? 
Aiuto! Non lo so. Forse in un luogo che ancora non conosco. E tra dieci anni dirò: “chi l’avrebbe mai detto che ora sono qui?”.

9. Quanto ti senti più felice? E quando più serena? Scommetto che i due momenti non coincidono

A me la felicità arriva come un acquazzone tropicale: violenta e passeggera.
Mi sento felice quando raggiungo un obbiettivo, realizzo un desiderio, vedo sorridere chi amo, quando fuori c’è il sole e quando nonostante mangi come se non ci fosse un domani continuano ad allacciarsi I vecchi jeans.
La serenità per me è molto rara, spesso mi trovo in un posto e vorrei essere da tutt’altra parte.
Mi sta insegnando mio figlio a trovare un pò di serenità.

10. Avete deciso quale sarà la vostra prossima meta?

Domani andremo alle terme dietro casa.

31 commenti:

  1. Cara Donna conFuso, scrivi delle cose splendide e molto sentite, ma questa intervista non mi fa impazzire. Mi piacerebbe conoscere le storie di donne, mogli di , chessò, pizzaioli, camerieri, muratori, che sono dovute espatriare e si sono dovute rimboccare le maniche in terre straniere dove le luci scintillanti non arrivano, magari scontrandosi ogni giorno con la lingua, la burocrazia, la cultura di un popolo lontano mille miliardi dal nostro spirito tutto italiano. Perchè fare le expact a bordo piscina, o in cima ad un grattacielo saremmo tutte disposte a farlo. Con questo, non voglio demolire la tua storia, solo che forse, sarebbe bello e altrettanto istruttivo, conoscere come se la cava la moglie del cameriere di "Eataly", con tre figli a carico e che vive nel Queens (così tanto per dire!). Ti bacio e ti ringrazio per tenere sempre aperto lo spioncino della tua porta sul mondo Newyorkese.

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    1. ma esistono pizzaioli, camerieri e muratori espatriati? con tanto di moglie e figli a carico?
      me lo chiedo sul serio..

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    2. Non so perché è opinione comune che chi va a vivere all'estero in qualche modo "può permetterselo" e fa una vita da nabbabbo. Secondo me è una scusa che si danno molte persone che non avrebbero mai il coraggio di lasciare tutto. Intanto bisognerebbe distinguere tra espatriati europei ed espatriati oltreoceano. Per i primi ci vuole solo tanto tanto coraggio unito a una ferma volontà di voler cambiare le cose e trovare la propria felicità (e non è mai facile qualsiasi condizione sussista). Per quanto riguarda i secondi, MaryA, difficilmente sentirai parlare di quelle persone perché per poter vivere qui, essendo degli extracomunitari, bisogna partire con un lavoro in tasca e uno stipendio che possa mantenere la famiglia, alla quale altrimenti lo stato americano non permetterebbe di trasferirsi. E, a meno che tu non ti riferisca a italiani che vivono in America da generazioni e generazioni, a nessun pizzaiolo, cameriere o muratore verrà concesso un visto lavorativo, essendo lavori che ogni altro americano può fare.
      Ad ogni modo considerato che le difficoltà ci sono, e da espatriata possono confermartelo, anche se dalle interviste non emergono, può essere una buona idea quella di soffermarsi di più su quelle.

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    3. Mentre vivevo a Ny facevo la cameriera (avevo un visto studentesco), per mantenermi l'università ho fatto la barista e il primo lavoro del mio fidanzato è stato il meccanico e il lavabicchieri in un locale.
      E non capisco questo discriminare certi impieghi, ognuno ha la sua dignità.

      Avevo chiesto a Donna Confuso di non parlare dell'aspetto lavorativo per questioni di privacy, quindi non sono emerse difficoltà tecniche e lavorative della vita dell'espatriato per questo motivo.
      Preferivo parlare della nostra storia d'amore, che nonostante mille difficoltà ha avuto un lieto fine. Peccato che le persone se non leggono storie di lacrime e sangue non sono contente.

      Per quanto riguarda la vita a bordo piscina: in messico, dove abbiamo vissuto, una casa con piscina o sul mare costa la metà di un buco di 40mq a Milano.
      Purtroppo il Messico è molto pericoloso, se hai un barettino sulla spiaggia e non vuoi grane devi pagare una tangente alla mafia locale. E se stai sulle palle a qualcuno rischi di finire molto molto male. Quindi abbiamo deciso di crescere nostro figli altrove.
      Magari noi abbiamo avuto anche altri problemi nella vita da espatriati che per scelta ho deciso di non pubblicare in rete (visto che non riguardano solo me).

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    4. È che forse la storia d'amore di chi è espatriato è interessante proprio per tutte le difficoltà che deve attraversare, no? Mi sembra normale che chi legge voglia tutte le sfaccettature e non solo la parte bella, escludere i problemi rende tutto molto astratto e poco potente a livello comunicativo, sembrerà brutto ma è così.

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    5. Rispondo con un commento unico, così riesco (forse) a fare un discorso compiuto. Comincio con il dire che non sono una giornalista e quindi è molto facile che le mie domande non siano strutturate nel modo giusto per far risaltare tutte le sfumature di una storia. Aggiungeteci pure che sono fatte per iscritto e quindi non c'è una comunicazione diretta che potrebbe suggerire di soffermarsi più su un argomento, sottolineando degli aspetti, per confezionare meglio l'intervista.
      Detto ciò se avete delle curiosità e suggerimenti in modo che le prossime siano meglio delle precedenti, sappiate che sono sempre ben accetti!
      Bianca, mi riferisco in special modo a te :)

      mi prendo quindi tutta la responsabilità se le interviste non sono riuscite e ringrazio Norma che ha risposto alle mie domande, pur non conoscendomi.


      Fatta questa dovuta premessa, MaryA io sono d'accordo con Marica, non so se esiste un pizzaiolo con moglie e figli a carico che si è trasferito qui di recente, perché dubito che gli avrebbero dato un visto. Ma non ho certezze. L'espatriato di oggi non è quello di 50 anni fa, almeno se ci riferiamo agli espatriati europei (concordo Havasflugilojn) e non dubito che sarebbe interessare allargare il mio spettro d'azione e mi propongo di farlo, anche se non sarà facile, perché, ripeto, non è che abbia tutti sti titoli per chiedere interviste.


      Detto ciò la sensazione che se provi a fare la Pollyanna de noaltri le persone pensano che te la passi alla grande e dai un po' fastidio, mentre se ti disperi e ti lamenti generi molta più empatia, un po' ce l'ho anche io e quando ho letto il tuo primo commento Marya ho pensato che fosse una di quelle situazioni, poi però hai spiegato perfettamente e quindi tutto è bene quel che finisce bene :)


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    6. MaryA,anche io credo che il distinguo che fai non sia pertinente: io mi sono traferita per amore e ho un lavoro qualificato, ma ci ho messo 3 anni a trovarlo questo lavoro nella cittá del mio ragazzo mentre studiavo la lingua del paese, senza la quale non avrei potuto neanche fare la cameriera. Non saremo pizzaioli, ma abbiamo alle spalle 4 anni e mezzo di relazione a distanza internazionale e le maniche ce la siamo rimboccati parecchio.

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  2. Non so se ti riferisci a me, ma io non faccio la expact a bordo piscina o in cima ad un grattacielo.

    Non capisco perchè passi questo concetto, forse dall'intervista non è emerso, ma di difficoltà nella vita di chi lascia il proprio nido ce ne sono, le ho avute anch'io e continuo ad averle.
    ma penso anche che lamentarsi e vedere solo gli aspetti negativi sia molto controproducente e a volte mettere in risalto il lato bello della vita può fare solo bene ed essere anche terapeutico.

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  3. In 19 anni ho cambiato 3 residenze, 4 se si conta lasciare l'Italia. Ogni volta e' eccitante, ma alla fine di ogni trasloco ho sempre detto "mai piu'. Il prossimo sara' per andare in una casa di riposo.".
    Ogni cambiamento porta entrambe le sensazioni, quella di estrema eccitazione, e quella di estremo rimpianto...

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  4. A me è piaciuto, ogniuno ha il proprio vissuto e non per questo dobbiamo criticarlo. Io credo che ogni esperienza di vita vada ascoltata... E poi adoro le storie d'amore a lieto fine :-) Luisa

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  5. Chi emigra lo fa per migliorare la propria situazione, non per fare la fare in un paese straniero. Io posso permettermi negli USA cose che in Italia sarebbero impensabili e NON parlo certo di water dorati o di chissa' cos'altro! Mi riferisco "molto banalmente" alla possibilita' di avere figli, comprare casa e se mi capita di volermi togliere uno sfizio di poterlo fare...che se volevo tirare a campare non mi serviva mica venire dall'altra parte dell'oceano a vivere sola come un cane. Non diciamo stronzate per favore (scusate l'eleganza!)

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    1. dai che non sei sola come un cane!
      :)
      però concordo!

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  6. volevo dire per fare la fame

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  7. A me l'intervista è piaciuta, anche perchè ricordo bene il post da cui partiva e non era incentrato sul 'farcela vivendo all'estero' ma bensì sulle motivazioni che spingevano una donna a seguire il proprio uomo lontano da casa con tutti i pro e contro.
    Sono curiosa di leggere le prossime, fermo restando che il focus è sulla scelta di vita e di coppia:-)

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  8. Brava norma, bella intervista.e comunque, donna, anche per me è stata una pessima giornata, ho davvero sentito la mancanza della mia amica del cuore :-(

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  9. Ah, e poi brava moky e brava mel ;-)

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  10. siamo parecchie che hanno giorni no vedo.... ammiro chi ha il coraggio di partire perchè non è facile. i miei complimenti a norma

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  11. Scusa se mi soffermo sulla tua premessa più che sulla splendida intervista. Ma devo dirti che hai scritto esattamente quello che penso io in questo momento. Posso copiare e incollare sul mio blog?

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    1. con quel blog, puoi dire e fare ciò che vuoi :)

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  12. Comunque Donna, grazie mille per l'intervista <3

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  13. Bel post!Mi è piaciuto davvero tanto!Grazie a Donna con fuso e a Norma;)

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  14. Amo e ammiro molto il blog di Donna conFuso, e non voglio sporcarlo con i miei pensieri e le mie convinzioni ma, sempre nel rispetto totale e sincero per tutti, credo che esprimere le proprie opinioni, per esperienze dirette, sia un modo anche per confrontarsi con gli altri. Sempre.
    Provengo da una famiglia che di "espatrio" ne ha fatto la propria filosofia di vita. E per "espatrio", intendo la vecchia valigia di cartone, e quindi qualcosa di questo mondo ne so. So anche della situazione che si deve affrontare se uno dei luoghi prescelti sono gli States e delle difficoltà per viverci, lavorarci, studiarci, senza sponsor o visti.
    Inoltre non sono una di quelle persone che se "non vedono scorrere lacrime e sangue non sono mai contenti",(preciso: come è stato scritto in altra sede), sono solo una che ha vissuto il distacco, la lontananza, e so cosa vuol dire stare a una "certa" distanza da tutto e tutti in virtù di un futuro migliore, e per essere precisi, non sono nemmeno animata da una qualunque forma di "invidia per le esperienze belle degli altri". Dico solo (e questo lo sapete già sicuramente) che essere expact, è qualcosa di molto profondo e doloroso, che a volte crea una mancanza di identità, di appartenenza e che spesso per ogni storia bella come quella descritta in questo post, ce ne sono nascoste altre ancora più dolorose e più belle insieme, ma vissute, purtroppo in un contesto diverso, e forse per questo più toccanti di altre.
    Fermo restando che nella vita, ci sono cose che ci piacciono di più e cose che ci piacciono di meno, tengo a precisare che io ho espresso solo una personale opinione, e mi spiace se questo ha offeso qualche utente, oppure abbia dato l'impressione da parte mia, di disprezzare l'esperienza di vita di qualcuno perchè meno dolorosa di altre. Lungi da me.....solo che mi piacerebbe conoscere altre storie, di altre expact, di altre donne e Mamme che hanno avuto forza e coraggio, per cui confido in altre interviste future.
    Detto questo, ammiro chi riesce a vivere al meglio le proprie esperienze lontano dalla propria terra, e leggo sempre con molto piacere i vari blog sparsi in rete di chi, nonostante tutto, riesce a costruirsi e ri-costruirsi un futuro, anche a costo di grandi sacrifici....di qualunque genere essi siano.
    Grazie a Donna conFuso per lo spazio regalatomi, e a voi per la pazienza nel leggermi.

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  15. Forse quello che è emerso meno è che più che espatriata io ho fatto una vita da nomade, un periodo qui, un altro periodo lì, solo per seguire il mio attuale compagno.
    Che tutt'ora siamo precari, ma abbiamo deciso di fermarci.
    Non mi mancava particolarmente l'Italia, perchè sapevo che sarei tornata e ho cercato di vivermi le cose belle.
    Poi di difficoltà tecniche ce ne sono, nella vita di tutti i giorni, nella vita degli espatriati come in quella di chi vive nello stesso quartiere dalla nascita :)

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  16. apprezzo molto l'onestà di pensiero della tua intervistata Norma, e apprezzo te come sai bene. Anche se poi non lo passi/fai/giri io ti lascio lo stesso una cosa perchè mi fa piacere :)
    http://latavolarotondaspadellandoe.blogspot.it/2012/12/crema-di-porri-con-crostoni-di-polenta.html

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    1. dove c'è la polenta ci sono anche io :)

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