lunedì 22 settembre 2014

3- Nessuna risposta


Provai a tornare felice, tentai di essere positiva e ad ignorare le mie ansie. A credere che la vita fosse bellissima
Lo fu per altri due giorni, poi cominciarono le contrazioni.
Non appena vidi il sangue, presi il telefono e chiamai mia madre. Era in macchina e il telefono era in vivavoce. Non ricordo cosa le dissi io, ne cosa mi rispose lei, ma rammento perfettamente i singhiozzi di mia sorella in sottofondo. Il suo pianto soffocato era il mio che stava per esplodere. Non c'erano più dubbi stava davvero succedendo. La mia parte razionale stava già elaborando la cosa, ma il mio cuore, lui no! Quell'idiota continuava a sperare. E così siamo volati al pronto soccorso.
La mia prima volta in un E.R., maledette serie tv! Mi avevate fatto credere che non sarebbe stato poi così male! Invece fu terribile.
Quando arrivammo lui perse le parole, nascoste sotto una montagna di paure che non sapeva come scalare. Allora io, in una lingua che conoscevo appena e che non mi apparteneva per nulla, risposi pronta e decisa a tutte le domande dell’infermiere di turno. Andavo come un treno solo per arrivare alla fine. solo per potergli fare la domanda che mi ronzava in testa da quando mi ero seduta di fronte a lui. Arrivò il mio momento e con un tenacia che ancora adesso mi commuove, gli chiesi:

«Crede che ci possano essere altre ragioni per queste perdite. Voglio dire potrebbe non essere un aborto?»

L'infermiere fu vago e a tratti rassicurante, ma lui non aveva sentito mia sorella piangere.
Quel giorno smisi di credere che l’ottimismo porta positività. 
Quel giorno fu il giorno più misero che avessi mai vissuto.
Tutto quello che accadde fu terribile e doloroso. Di un dolore che non so raccontare e che quindi vi risparmio.

Finito tutto, mentre giacevo immobile sul mio squallido lettino, compatendo me stessa e il mio ottimismo, sentii lui assumersi l’ingrato compito di chiamare a casa e comunicare la notizia.  Ci mise un'infinità di tempo ad incastrare tra di loro le parole da dire.
Quando rientrò era sfinito. Lo vidi sprofondare, sconvolto,  su una sedia troppo stretta e troppo scomoda e avrei tanto voluto che quella sventura avesse colpito solo me. Avrei voluto avere la forza di strappargli via di dosso quell'angoscia che lo opprimeva e me lo aveva trasfigurato. Essere capace di fare qualcosa per salvarlo da quel peso opprimente che gli impediva quasi di respirare. Arrivai a pensare di dirgli che non era figlio suo, che lo avevo tradito con un altro uomo, solo per dargli un po’ di sollievo. Almeno un attimo di sollievo, un filo di aria fresca e finalmente mi venne un'idea e gli dissi:
«Ho dato un soprannome al bambino»
Lui non ebbe nemmeno il tempo di manifestare le sue obiezioni, per quel gesto che risultò tutto tranne che sano, che aggiunsi:
«Si quello arriva, se ne va, non saluta, fa quel che gli pare, cambia idea. D’ora innanzi lo chiamerò  figlio di puttana»
Lui mi guardò perplesso, poi scoppiò a ridere, forse per nascondere le lacrime, ma rise. Mi abbracciò forte e mi chiese di ripeterlo.  Lo accontentai. 
Rimanemmo abbracciati a ridere fino a che il dottore ci disse che potevano tornare a casa. 
Decidemmo di non farlo. 
Di andare in giro a spassarcela, almeno fino a che gli anti dolorifici e chissà che cos'altro avevo in circolo, fecero il loro effetto.
E poi...e poi ci fu un poi, se qualcuno me o avesse detto allora non ci avrei creduto

9 commenti:

  1. sei molto coraggiosa a raccontare la tua storia. Un bacio a te e Ace

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  2. ci sono passate tante volte, purtroppo! :(
    figliodiputtana è geniale, ma che ti avevano dato? :d

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  3. Adesso aspetto che tu pubblichi l'intera "storia", me la voglio leggere tutta d'un fiato. Sto aspettando il lieto fine..
    Un abbraccio da Doha,
    www.bonjourchiara.com
    Bonjourchiara Facebook Page

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  4. Però figlio di puttana, in tutto questo dolore, mi ha strappato un sorriso....

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  5. sei una donna fortissima, tanta stima per il fatto che tu voglia condividere con noi la tua storia!!!!

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  6. La tua forza e straordinaria! Anch'io attendo con ansia tutta la storia

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  7. ..mettere un attimo da parte il proprio dolore per occuparsi del suo.. quanto amore.
    Sono felice che tu abbia deciso di raccontare tutta la tua storia: ci sei mancata,
    un abbraccio!

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  8. E' bello che tu condivida la tua storia che è quella di tante di noi. Ci si sente meno sole ed il lieto fine è una speranza per tutte.

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  9. letta senza fiato mentre ripercorrevo i miei passi in quegli ospedali, tanti, troppi.
    Grazie per la tua condivisione.
    Anna

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