mercoledì 18 luglio 2012

Intervista a Machedavvero. Chiara Cecilia Santamaria


Sono molto orgogliosa di presentare la mia prima intervista sul tema delle storie di, con o per expat. La protagonista è niente poppò di meno Chiara, la titolare del popolarissimo blog Ma che davvero?.


All'inizio di quest'anno Chiara e sua figlia Viola, hanno raggiunto il terzo componente della famiglia a Londra.
Una decisione che ha comportato sacrifici, nuove opportunità, splendidi regali e un carico di pensieri. Una bella storia che Chiara ci racconta con ironia e spontaneità e per questo la ringrazio di cuore.


Ci sono decisioni che maturano piano piano, altre che la sera prima non sai dove sbattere la testa e al mattino hai già scelto. Mi racconti come è andata nel tuo caso?

Beh, Lui faceva avanti e indietro da circa un anno. Io lavoravo come freelance a distanza. Polpetta era in età perfetta per un trasferimento relativamente 'indolore'. L'idea si è fatta strada a poco a poco, ma sapevamo che la nostra situazione era ideale per provare a fare un'esperienza all'estero.

So che il tuo compagno lavorava a Londra già da qualche tempo, prima che tu decidessi di raggiungerlo, c'è stato qualche elemento in particolare che vi ha convinti che vivere il vostro amore a distanza non faceva più per VOI? Da cosa hai capito che trasferirti a Londra era la cosa giusta per TE?

In realtà un po' di distanza a volte è quasi benefica per la coppia... ehehe. E' certo che comunque non riuscivamo ad immaginare una famiglia dove il papà è presente part-time, non solo per il bene della coppia ma anche per quello di nostra figlia. Per quanto riguarda me, da tempo avevo voglia di nuove sfide. Non avevo mai vissuto all'estero e avrei sempre voluto farlo: pensavo fosse qualcosa che ti fa crescere, ti dà nuovi orizzonti, ti consente di aprire la mente e sviluppare nuove capacità. Oggi ne ho la certezza, e credo che, avendone la possibilità, tutti dovrebbero fare almeno qualche anno fuori. Nell'economia di una vita è poco, ma in quella personale diventa un momento significativo, bello, importante. Per quanto sia meraviglioso vivere nel proprio Paese, c'è sempre qualcosa in più che vivere all'estero può darti. 

Ti sei confrontata con gli amici e la tua famiglia prima di prendere la decisione o l'hai comunicata solo quando avevi già le idee chiare? La traduzione di questa domanda è:  sei una persona a cui le pulci nelle orecchie si infilano facilmente?

No, abbiamo deciso per conto nostro perché eravamo certi che fosse la cosa giusta. Al contrario, parenti ed amici hanno cercato di trattenerci. Molti di loro non avevano mai lasciato Roma, magari nati e cresciuti nello stesso quartiere, e la nostra sembrava una decisione 'strana': 'in fondo hai tutto qui, cosa devi cercare all'estero?'. Ma non è stata solo una scelta personale, almeno per Lui: in questo momento di crisi avere una buona offerta di lavoro all'estero non è qualcosa che puoi sottovalutare.

Immagino che decidere di espatriare quando si ha una figlia aumenti il carico di responsabilità, Viola è ormai un "topo", ma è ancora piccolina hai ritenuto giusto coinvolgerla nella scelta?

In realtà, come ho detto e come mi hanno confermato amici che avevano già fatto l'esperienza dell'espatrio, fino ai 5 anni è un momento ottimale per un trasferimento poco problematico, e così è stato. Certo, a Viola ogni tanto mancano i nonni e ci fa lunghe chiacchierate su Skype, ma si è fatta subito nuovi amici (di ogni nazionalità) e anche se sono passati solo 5 mesi capisce già l'inglese ed è in grado di comunicare con brevi frasi. Tempo altri tre mesi e parlerà meglio di noi! Quello di imparare una seconda lingua da bambini è un grande regalo, avrei voluto fosse fatto a me. Sono molto felice di poterlo fare io a mia figlia, so che in futuro le darà una marcia in più.


C'é stato qualche vicino di casa/parente di terzo grado/ ex compagno dell'asilo che si è sentito in diritto di darti dei consigli o di esprimere il proprio parere in merito? Come hai reagito?

Tutti si sentono in dovere di dire la loro, quando stai per fare una scelta importante. Purtroppo anche tentando di buttarti giù, farti sentire in colpa, o farti vedere solo i lati negativi. La verità è che la tua vita poi devi viverla tu, quindi devi fare le scelte che ritieni più giuste e sensate, più vicine al tipo di vita che vorresti vivere e al tipo di persona che vorresti essere.


Eri spaventata all'idea di trasferirti? Ti sei letta una decina di guide del tipo "come vivere e lavorare a Londra" o ti sei affidata al tuo sesto senso? 

Ero MOLTO spaventata. Per dire: quando visitavo Londra in cerca di case andavo a vedere anche i supermercati per capire se avessero tutti i prodotti, e le farmacie per capire quanto fossero fornite. Una pazza!
Pensavo fosse tutto difficile, invece non lo è, anzi oserei dire che la parte più difficile è stata PENSARE il trasferimento piuttosto che FARLO effettivamente. Quando sei lì che chiudi scatoloni nella tua vecchia casa pensi 'oddio, cosa sto facendo'. Quando poi hai chiuso tutto, la verità è che non vedi l'ora di iniziare la nuova vita. Perché è un po' così: una nuova vita, una seconda possibilità.
No, non mi sono affidata a guide, ho piuttosto parlato con le persone. Amici già trasferiti (amici di amici, soprattutto), poi fermavo le persone nella zona dove sarei andata ad abitare e mi ci mettevo a parlare. Chiedevo delle scuole, della vita quotidiana, di tutto. E, solo così, ho conosciuto un sacco di gente, molti expat. E tra expat c'è molta solidarietà.


Quanto sono stati complicati da affrontare gli aspetti pratici: cercare casa, traslocare, trovare un asilo per Viola, comunicare con i locali e fare battute a cui non ridi solo tu (per favore non mi dire che questo succede solo a me:))?

Ahaha no, succede anche a me. Mi sento tremendamente noiosa e con poca personalità quando parlo in inglese, non ho ancora la dimestichezza con la lingua e i riferimenti culturali per essere la persona ironica che sono di solito... sigh. Migliora, vero?
Allora, l'aspetto più complicato: trovare la scuola. Ho scritto vari post sul sistema scolastico inglese, così complicato e diverso dal nostro. Addirittura, conviene cercare prima una buona scuola statale e poi la casa vicino alla scuola. Per noi italiani, qualcosa di inconcepibile. Ma anche lì, insomma, una volta compreso il sistema ci si mette d'impegno e una soluzione si trova. Io ero quella che voleva arrivare con tutto pronto: casa, scuola, etc. Invece poi basta sistemarsi, conoscere meglio il posto, parlare tanto con le persone (non mi stancherò mai di dirlo) e si riesce a sistemare più o meno tutto.


C'è qualche rapporto a cui tieni molto che ha risentito di questa vostra partenza, ti è servita a far "pulizia" o i legami sono rimasti inalterati (skype santo subito)?

Mi è decisamente servito per fare pulizia, ma anche per conoscere tantissima gente nuova.


Ognuno di noi ha delle routine, che nemmeno si accorge di compiere, tanto sono connaturate. In più, immagino che una città straordinaria come Roma ti leghi a sè in mille modi: c'è qualcosa che hai dovuto smettere di fare/comprare/mangiare/guardare e che ti manca?

A livello metereologico mi manca tanto il sole, quelle splendide giornate romane. Ma sai cosa? A Roma il sole lo davo sempre per scontato e lo apprezzavo meno, qui invece con una bella giornata si corre tutti fuori e si sfrutta davvero. Mi manca anche la bellezza di Roma, i suoi vicoli e piazze, i profumi, i ristorantini all'aperto, ma ci torno spesso e va bene così.  A livello di cibo: cornetti caldi la mattina e la pizza come si deve. Ma è veramente un piccolo prezzo da pagare a fronte di tutto il meraviglioso cibo etnico che si mangia a Londra. Che qui si mangi male è veramente un luogo comune.
E tutte queste cose, davvero, sono un piccolo prezzo da pagare per stare in una città bella, viva, stimolante come Londra. La amo ogni giorno di più. Anche se sei l'ultimo arrivato, ti offre qualsiasi cosa. (Sono ancora in luna di miele con la città, si nota? Rifammi la domanda tra un anno e vediamo. Ma immagino che la risposta sarà uguale, o almeno lo spero :).


Londra è una città vitale, glamour e molto affascinante, sicuramente ha molto da offrire a te e anche a Viola. Lo avresti seguito ovunque?

Intendi tipo nell'Africa nera, o in Antartide o semplicemente in provincia di Bruxelles in una landa nebbiosa (con rispetto parlando)? Non so. Avevo molta voglia di fare un'esperienza nuova. Londra ha sicuramente contribuito a rendere la scelta più facile. Certamente avrei considerato i lati positivi e negativi di ogni posto, soprattutto in termini di quello che avrebbe potuto dare a mia figlia e a noi. Vorrei specificare che se lasci il tuo Paese lo fai nella speranza di stare meglio: o è un meglio in termini lavorativi, o è un meglio in termini di luogo dove vivere. Certo, non mi sarei mai trasferita con l'idea di stare peggio (salvo necessità, chiaramente).


Ammesso che si può sempre tornare indietro, tu: ripartiresti per Roma domani, dipende dai giorni,  sei terribilmente soddisfatta o... non sono fatti miei?

No, non tornerei domani. Mi sento appena ambientata, se tornassi domani sarebbe stata solo una lunga esperienza più turistica che reale, invece vorrei inserirmi un po' di più in questa vita, ambientarmi, imparare cose nuove, affrontare nuove sfide, per poi tornare indietro (o andare avanti?) con un bagaglio arricchito, migliore.
il seguito con i commenti qui

7 commenti:

  1. mi piace lo spirito di Chiara: partire con l'idea di adattarsi e di conoscere gente. per questo motivo io ripartirei domani...

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    1. io lo dico sempre che partire è un po' vivere!

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  2. Tanti pensieri comuni che emergono da questa esperienza più o meno comune... Penso sempre che la condivisione delle idee sia un buon punto di partenza per diventare tutti più ricchi... dentro!

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  3. gia' il suo blog mi piaceva (non per niente e' nella mia lista dei "piaceri quotidiani"), ora che ho letto le sue risposte mi piace anche di piu' ;)

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  4. non so come ho fatto ma ho raddoppiato il post, non lo cancello per non perdere i commenti

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