giovedì 17 maggio 2012

American Dream



Mi è tornato in mente un episodio capitato il primo giorno del corso di inglese a Washington. Sapete come succede, ci si siede, tutti nuovi e allora si comincia con il giro di presentazioni. L'insegnante, un donnone un po' rude e nervoso, detta le regole:
"Dite nome, cognome, la provenienza, cosa vi piace del vostro paese e cosa della cultura americana".
Poi si guarda in giro con quell'espressione che hanno solo coloro i quali siedono al di là di una cattedra. Immediatamente torno una dodicenne e penso:
"Fa che non scelga me, fa che non scelga me"
Poi consapevole di come sono andati gli ultimi vent'anni mi dico:
"Preparati che tanto sceglie te, tanto sceglie te"
Quindi comincio a riflettere su cosa dire, convincendomi che è meglio sembrare scontata piuttosto che originale:
"Ricordi come è andata a Malta, quando hai voluto fare la splendida e hai detto che la migliore invenzione dell'uomo era la lavatrice? Ecco, cerchiamo di non commettere lo stesso errore".
Pensieri che si accavallano nella mente, fino a che lei alza il dito e lo punta verso la mia parte:
"Ma guarda un po'"
"Tu con la maglietta rossa" "No, non tu, quella dietro, quella magrolina"
No, nessun colpo di scena, ero io, solo parecchi chili fa. Respiro profondo e via:

"I'm Donna with jet lag, I'm from Italy, I like pizza and I love the american dream"
Si l'ho detto. 
Non ne vado fiera, ma era l'unico modo per passarla liscia.
E invece no.
Davanti alle quattro cose che pensavo essere le più banali dell'universo, lei scuote la testa e comincia a picchiettare sul banco.
"Cribbio Donna con fuso, ma che sei riuscita a sbagliare la pronuncia anche solo a dire sta manciata di idiozie?"
Sospira contrariata, mi guarda dritta negli occhi e attacca:
"Voi stranieri parlate sempre di questo sogno americano, ma a che cosa vi riferite? Cosa andate cercando? Perchè per un americano medio, il sogno è una famiglia, un cane, due macchine e una casa di proprietà. Tu che cosa pensi invece?"
Ora, io tutto potevo aspettarmi, tranne di dover rispondere ad una domanda dopo aver detto "I like pizza"! Capite? ILIKEPIZZA immaginavo di guadagnarmi lo scettro di idiota della classe e, francamente, lo avrei preferito, ma mai di dover argomentare qualcosa in inglese e per giunta con un interlocutore ostile.
Ero spiazzata, ma ho tentato comunque di arrancare un discorso. Per non perdere la poca credibilità rimastami, non ve lo riporterò per intero, mi limiterò a dirvi che conteneva le seguenti parole:
"Statue of liberty", "land of opportunity", "freedom" e "big dreams".

E voi cosa avreste risposto? Siete tra quelli che non ci credono all'american dream, siete scettici o non potete chiudere gli occhi che già cominciate a sognare?


Vi sarei più grata del solito se voleste lasciarmi un commento rispetto a questo tema, perchè in tre anni credo di aver cambiato la mia idea, ma sento la necessità di un confronto.
Così voi dite la vostra che poi io vi dico la mia ;)


106 commenti:

  1. Io in genere odio il momento di presentazione a una nuova classe! Mi ha sempre mandato nel pallone!! Più che all'american dream in se credo alla possibilità di ricominciare e cambiare vita, soprattutto se si cambia dentro, poi certo anche cambiare stato aiuta! ;)
    Cara, ne approfitto anche per dirti che sul mio blog c'è un piccolo premio per te, spero ti faccia piacere!

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    1. Sono d'accordo, il punto di vista con cui si guarda le cose è fondamentale, alle volte basta solo spostarsi un po' :)

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  2. Il commento dell'insegnante è fantastico!
    Io non ci credo nell'American Dream, se non come fuga dall'Italian Nightmare.

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    1. Si, Silvia, era una tosta, ma molto in gamba

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  3. Ammazza, ma che era, un torturatore della cia in pensione?! :)
    Non sapevo che l'american dream reale fosse così accessibile... Ma ho scoperto di sapere gran poco sugli americani, o menglio, che sapevo gran poco, perchè ormai qualcosa l'ho imparata. Eh donna con fuso, è che tu sei troppo profonda, american dream era un concetto grande, quindi hai pensato che non te lo facessero analizzare, purtroppo le insegnanti sanno essere molto caustiche (pure io ero una iena ;))

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    1. Mi piacciono le insegnati iene, imparo meglio sotto pressione :)

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  4. Ammazza che str****, non ci credo! Per la serie Vi metto a vostro agio O_o
    Per me l'american dream e' la possibilita' di poter ricominicare a qualsiasi eta', completamente daccapo. Cosa che in Italia e' preclusa se hai piu' di.. uhmmm... trent'anni.

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    1. Qui sono anche abituati a dover ricominciare, perchè non esiste l'idea del posto fisso, è un sistema sociale completamente diverso

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  5. Donna con fuso e' come quando io parlo del coraggio degli irlandesi e loro mi rispondo "it's not bravery it's just pride" e che glie' dici? Niente, noi qua ci beviamo sopra! :D :D

    quanto al sogno americano, a cui non ho mai creduto pero', avrei rincarato la dose dicendo "Beverly Hills 90210 and Juliana Rancic", tse'... :D

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    1. ahahahahahah
      ma sai che spessissimo quando cito i telefilm faccio delle gran figuracce perchè qui si intitolano in modo completamente diverso?

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  6. Oddio povera, cattivella l'insegnante :) :) Io sono quasi terrorizzata dalle presentazioni in lingua straniera.. l'ho fatto in tedesco poco tempo fa e non so mai che dire :)
    Beh che dire io un pò ci credo all'american dream, sono una grande sognatrice mi basta chiudere gli occhi e la mente vaga :) Però forse in questi tempi un pò duri.. chissà..forse valeva di più per i nostri antenati (ho dei parenti molto lontani a Washington, ho scoperto qualche tempo fa delle lettere metà in inglese e metà in dialetto trentino ahaha ).
    Di sicuro credo alla possibilità di cambiare la nostra vita, e un buon modo per ricominciare può essere andare in un altro paese :)
    Spero tu lo abbia finito il corso ;)

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    1. Ilaria, si ho finito il corso ma ne dovrei fare altri due o tre :)
      Che carina la cosa delle lettere, sono proprio un bel ricordo!

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    2. Allora buona fortuna per i prossimi :) :)

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  7. "Donna with jet lag" muhahahaha XD
    forse io non dovrei dire nulla visto che vivo aspettando di realizzare il "sogno americano" da quando ero piccolina..
    Di certo l'america non è dreamland avrà i suoi lati negativi, come è giusto che sia, in fondo si parla della realtà, ma almeno li sono ancora disposti a dare una possibilità al prossimo, ai giovani, lì ci sono vere e proprie "comunità", persone che aiutano altre persone, i propri vicini.. magari mi sono fatta troppo influenzare dai filmoni americani, ma qui comunità non ha certo una bella immagine anzi.. li si rapporta al recupero di qualche carcerato o drogato, cose che non hanno a che fare con "noi" anzi ci sono lontane, in America c'è vero patriottismo cosa che qui si sta un po' perdendo...

    kisses
    The Glamour Avenue

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    1. Giusyta sono contenta che hai apprezzato la battuta, ne andavo molto orgogliosa :D
      concordo sul patriottismo, che giudico un sentimento assai nobile, se non sfocia nel fanatismo.

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  8. Anch'io, riferendomi all'America, avrei pensato alla land of opportunity e alla freedom, un po' meno al Big dream.
    Purtroppo è una land of opportunity per chi (mi riferisco agli espatriati), parte già "avvantaggiato" (mi riferisco a chi parte, dall'Italia, con un contratto o con un marito americano).
    Non so se sono OT ma non sopporto la preclusione - da parte di uno Stato (non solo USA) - di poter stare in un luogo con dei limiti senza poter cercare, sul posto le opportunità.
    Per vivere 5 mesi a NY ho dovuto chiedere un visto (per fare il corso), dimostrare che avevo soldi in banca per mantenermi, ecc.
    Non voglio farla lunga ma mi sarebbe piaciuto fermarmi a NY e cercare di vendere i miei gioielli, alla luce del sole, ma questo non è possibile.
    Ho sintetizzato ma sono certa che hai còlto il mio pensiero.
    Comunque, sei stata bravissima a rispondere a quella Virago!

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    1. Secondo me non e' del tutto esatto, Titti. Un conto e' parlare di visto, che secondo me e' s a c r o s a n t o (io sono in Usa con visto studentesco) e un conto e' dire che questo paese non dia opportunita'. Il mio compagno, italiano, e' arrivato qui e dopo 3 mesi aveva un lavoro. Senza alcuna precedente esperienza lavorativa americana. Si sono fidati, gli hanno dato fiducia, e nonostante i suonati 43 anni. Possiamo dire lo stesso dell'Italia? No.

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    2. Ti capisco e ti auguro di riuscire a fare quello che desideri. Pero' bisogna riconoscere che le cose girano cosi' piu' o meno ovunque. Quando stavo a Londra ogni tanto participavo a qualche recruitment day per conto della mia azienda. Sai dove finivano tutti i cv dei vari cinesi, indiani, pakistani ecc. che avevano solo uno student visa? Direttamente nel cesto della spazzatura, senza nemmeno essere letti. Perche' poi le regole sono quelle: se vuoi una sponsorship devi avere qualifiche che il datore di lavoro ha difficolta' a reperire nel suo mercato di riferimento. Purtroppo e' cosi', ma mica solo in America. Anzi, come Italiani e' gia' una bella cosa avere a disposizione tutta l'europa.

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    3. Esattamente Cherry. Ma lei era qui con visto turistico, e in teoria con visto turistico non puoi cercar lavoro. Ma appoggio quello che hai scritto, mica solo in America. Si chiamano regole, ma in Italia non sappiamo cosa siano.

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    4. Titti,
      ti capisco e capisco l'amarezza di dover affrontare tanti limiti e regole così ferree quando già si stanno passando momenti personali duri e complicati.
      Poi uno l'"America" così come la raccontano (o la vendono) i media può trovarla un po' ovunque e tu ci stai riuscendo!

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    5. Lucy
      Il fatto che ci siano regole non sottintende che siano giuste. Non mi risulta che Titti abbia messo bombe a destra e a manca per sovvertire il sistema (e credo avesse un visto studentesco, non turistico, ma aspetto una sua conferma), credo, però abbia il diritto di criticarlo, se non lo condivide.

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    6. Sono le loro regole, non ho detto che lei ha messo bombe ne' le ho impedito di criticarlo, era (e'?) uno scambio di opinioni. Lo sai da quando sei in aereo che non puoi cercare lavoro. Col visto studentesco idem: io ho un visto F1 e non posso lavorare. Per rispondere anche al tuo commento al mio commento sopra, se hai letto il mio post sai perfettamente che ho idea di cosa voglia dire ricominciare, il mio compagno ne e' la prova.

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  9. Oddio che cattiva! Ma che vuole? Anche io ero rimasto alle lezioni di Inglese in cui tutto quello che dici non vale, e che a domande simili a quelle puoi dire le peggiori cavolate, l'importante è rispondere. Se poi vuoi diventare un astronauta o Presidente tanto piacere.
    Io all'American Dream ci credo e lo associo a questa foto scattata fuori casa di un amico: http://img208.imageshack.us/img208/2553/dsc03060yw.jpg
    Una casa con giardino, in un quartiere tranquillo, un'auto forse due, una famiglia, un bel lavoro per pagar tutto. Forse lo danno un po' troppo per scontato o forse non sanno che in un sacco di posti esiste e si vede.
    Sempre meglio di avere a priori la strada sbarrata, qua almeno io so che c'è un limite ben preciso e finito a cui la persona media può arrivare, mentre ero là com'è che dicono? Che l'unico limite è il cielo? Appunto, libertà e opportunità.

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    1. Giacomo, non lo so io sono una sognatrice incallita e personalmente, non mi ferma nemmeno il cielo, ne qui ne altrove!
      Chiamami ingenua, ma io credo che se ce la metti tutta puoi arrivare dove vuoi, certo in alcuni posti è più difficile che in altri, ma se po fa :)

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  10. ecco, anche io ho un parere. io non ci credo al sogno americano. credo che l'america sia succulenta solo vista da fuori, da turista (le necessità per i turisti sono economiche), però per uno che vuole viverci no. L'educazione e la sanità, due pilastri basici del benessere, sono carissimi. e la vita in generale pure. e ci sono molti meccanismi perversi che continuano a far sí che i soldi entrino nelle tasche dei ricchi ed escano da quelle del ceto medio-basso. certo poi, almeno per quello che mi riguarda, i beni materiali ai quali uno punta hanno un livello più alto. come dici tu almeno due macchine, una casa grande (vogliamo aggiungere Ipod e Ipad?? non conosco nessuno al di fuori di noi che non abbia almeno uno dei due e il più delle volte entrambi), un televisore extra gigante con home teather incluso. però poi se vai a fondo ti rendi conto che la maggior parte delle persone vivono di debiti. che questo benessere è pura voglia di apparire!

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    1. mi rendo conto che in questo commento non sono stata chiara. Spesso faccio commenti con le bambine in giro che mi rclamano e non ho la concentrazione per pensare che alcune frasi possono portare a una diversa interpretazione. Copio e incollo quindi quello che ho scritto su un altro blog.

      Le cose che menziono noi non ce le abbiamo. viviamo in affitto, abbiamo un televisore normale, una macchina grande ma comprata usata da 10 anni e via dicendo. quello che io dico è che in generale il livello a cui una persona media spera negli USA è più alto rispetto all'Europa. E certo, avercelo non è poco, sono d'accordissimo. Io ci metterei la firma. Ma solo se dietro non c'è una storia di debiti per una carta di credito che non viene saldata e miliardi di compere rateizzate (con questa benedetta carta di credito che ti fanno in qualunque posto). E mi sto rendendo conto che famiglie che appaiono con un livello altissimo alla fine hanno dietro questo tipo di storia ed oltre a pagare i vari beni a rate si indebitano per l'educazione dei figli. Cioè, qui sembra che avere debiti per qualsiasi cosa sia normale. A me è un ragionamento che fa paura. Da parte nostra preferisco avere un livello molto più basso però vivere con la consapevolezza che quello che abbiamo è già nostro (ovviamente questo discorso non comprende l'eventuale mutuo di una casa, che non abbiamo).
      Per quanto riguarda l'Italia io non ho fatto nessun paragone. Non penso che in Italia le cose vadano meglio e tantomeno in Spagna. Stavo ridimensionando questo "sogno americano". Io la sicurezza (intesa come una casa di proprietà, un lavoro più o meno fisso e uno stile di vita appena sopra al dignitoso) non ce l'avevo in Spagna, non ce l'avevo in Italia e non ce l'ho nemmeno qui. Quello che avevo in più in Spagna era un'ottima sanità gratuita (ammetto di essere stata fortunata) e un'educazione più che buona ad un prezzo accessibile, sia per me che per mia figlia. Quello che ho in più negli States è la speranza che le cose cambino. E di avere più opportunità. Non credo sia poco. E non penso di star facendo un discorso ingrato.

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    2. Essendo cresciuta come sono cresciuta, l'idea di indebitarmi per un televisore, un vacanza o una macchina di lusso, non solo mi terrorizza, ma confesso che mi lascia profondamente destabilizzata.
      Il superfluo, per me, rimane tale e non merita nessun compromesso in termini di serenità e tranquillità.
      Penso che il vero benessere sia riuscire a ridurre l'ansia al minimo e vivere con una lista infinita di debiti, mi impedirebbe di raggiungere il mio obiettivo.
      Ammiro te e la tua famiglia per come guardate la vita, per la forza con cui affrontate le avversità e per la sana determinazione.
      Faccio un tifo sfegatato per voi, che si sappia :)

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    3. eh vabbè da ammirare non c'è proprio nulla. io sono felice, questo sí, molto. e non perchè vivo qui. ma perché ho potuto toccare con mano che il posto dove vivi è una cornice. che può rendere meraviglioso il quadro. Ma il quadro siamo noi. La nostra famiglia, quel puzzle che stiamo costruendo pezzo per pezzo. E io la Amo. Da morire.

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    4. Cara Maggie, la pensiamo proprio allo stesso modo, e, se proprio devo dirla tutta, non devi spiegarti oltre! :) Stai tranquilla, sei stata chiarissima! (anche io tifo per la vostra bellissima famiglia!)

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  11. Sono molto d'accordo con Maggie. Per esempio, mi vengono in mente le sei settimane di maternità e i prezzi astronomici degli asili nido. Per forza tante diventano stay-at-home moms! L'unica cosa positiva riscontrata finora è che il mercato del lavoro è veramente libero, e ci si può ripartire da capo in ogni momento (ma voilà il rovescio della medaglia: non è molto radicato il concetto di posto a tempo indeterminato)

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    1. Dilja,
      l'unica cosa positiva che ti viene in mente c'ha pure il rovescio della medaglia, mi pare di capire che tu sia sul piede di guerra :)

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    2. Dija: io ho avuto e ho lo stesso problema. due mesi di maternità e da quando sono tornata al lavoro pago più la baby sitter e l'asilo per la grande che quello che mi pagano. e adesso sto lottando perchè mi alzino lo stipendio, altrimenti sono costretta a lasciare per ovvi motivi....
      ma anche in questo c'è il rovescio della medaglia: siccome sono solo 6 settimane di maternità e non pagate (oltre a lavorare fino al giorno del parto) sono più disposti ad assumerti anche se sei nel terzo mese di gravidanza, come è successo a me.
      cosa sia meglio? non lo so! io credo che nessuna delle due soluzioni tutela davvero la maternità e il diritto della donna a lavorare (più che altro a guadagnare più di quello che spende lasciando la prole...)

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  12. Il sogno americano se ci pensiamo è "un'invenzione" dei colonizzatori del vecchio continente e la società americana ha le stesse problematiche della distribuzione del reddito che troviamo in europa, solo su scala moooolto più ampia...

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    1. La distribuzione del reddito è uno dei problemi più gravi e ai quali non vedo nessuna soluzione. Concordo sul fatto che l'american dream, sia stato una delle prime e più riuscite operazioni di marketing della storia!

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  13. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  14. Dipende da cosa si intende con "sogno americano". Io credo fermamente che se l'educazione e la sanita' non sono garantite e gratuite...un Paese non ha niente di cui andare fieri, ne' delle belle case, ne' dei bei quartieri tranquilli e ne' del patriottismo.

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    1. B&K: Quanto e' vero! L'hai mai visto il documentario "Waiting for Superman?"
      C'e' anche sul maggico Netflix, ed e' un bel viaggio nel mondo delle scuole pubbliche americane... Val la pena!

      Alice filmizzatrice

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    2. No, non ancora...ma me lo vado a cercare! Grazie del consiglio! :)

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    3. Me lo guardo anche io!
      b&K e Alice
      voi conoscete il sistema scolastico molto meglio di me e molte delle mie riflessioni le ho fatte proprio grazie a voi!

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    4. Grazie, Donna, mi fa piacere...perche' e' anche questo lo scopo dei nostri blog, condividere, dare e ricevere spunti, idee, scambiare opinioni. Costruittivita' e positivita' invece di inutili polemiche, giusto? ;)

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  15. Un'altra cosa che mi piace rispetto all'Italia è che se un persona vale, prima o poi emerge, mentre da noi si ha l'impressione di avere sempre "i figli di" o qualche raccomandato davanti. Detto questo, pur potendo non ho fatto richiesta di Green Card e non vedo l'ora di tornare in Europa

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    1. davvero??? ma regalala a me la green card!!! abbiamo provato con la lotteria ma ovviamente nulla...dove vivi?

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    2. Ma Dilja tu da quanto sei qui?
      e il bambino lo partorirai negli stati uniti?

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    3. Siamo qui (dispersi nella bieca provincia repubblicana) da settembre per ancora almeno 10 mesi. La nostra pupina nascerà qui!

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  16. intanto ti dico che mi sono sentita male solo a leggerti figurati tu a dover rispondere! io avrei inscenato un attacco di raucedine acuta improvvisa e per di più contagiosa ;)
    Guarda io in America non ci sono mai stata quindi ti rispondo con la mia percezione, mi sembra un paese delle grandi contraddizioni in cui se vali hai reali possibilità di farcela anche se non hai un protettore, ma anche un paese in cui viene distrutto con estrema facilità e lasciato solo.
    Inoltre detesto il sistema sanitario perchè credo che il diritto alla salute sia universale
    Detto questo credo che l'idea del sogno americano sia presente in tantissimi che in America non ci vivono...il primo mio marito ;)

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    1. Sicuro il marito non è da solo mentre sogna :)
      credo che anche qui ci siano molte persone orgogliose di appartenere a questa nazione e tantissime che farebbero carte false per avere la cittadinanza.
      L'unico appunto che potrei fare rispetto al "sogno" è che manca di realismo, ma mi pare un ossimoro

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  17. Dunque, io e mio marito non abbiamo mai avuto il sogno americano. Siamo finiti qui per caso e non sappiamo nemmeno quanto resteremo.
    Per il momento devo dire che in USA ho visto molta piu' mobilita' orizzontale che verticale: hanno un territorio sterminato a disposizione, per cui chi si trova male ha sempre la possibilita' di migrare verso pascoli piu' verdi, ma piu' o meno i figli continuano a stare nella stessa classe sociale che hanno ereditato dai genitori.
    Dell'italia possiamo dire quello che vogliamo, pero' mio marito da figlio di operaio e' arrivato a prendersi un phd. Fuori dall'europa casi simili non se ne vedono molti, questo e' sicuro.
    Poi, come gia' hanno scritto in tanti, c'e' il problema della sanita'. E di converso il disagio di trovarsi in un paese in cui socialista e' un pesante insulto.
    Se invece devo citare una cosa che mi piace dico questo: che un bambino puo' avere i genitori di qualsiasi razza, religione o nazionalita', ma se e' nato qui tutti lo considereranno un americano e almeno questo senso di appartenenza nessuno glielo potra' mai togliere.

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    1. [aggiungerei che qui un bambino puo' avere i genitori anche di qualsiasi sesso, oltre che razza, religione e nazionalita']

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    2. Cherry
      "Mobilità orizzontale anzichè verticale" è una sintesi perfetta e particolarmente brillante. Grazie!
      Marica,
      mi permetto di dire non dappertutto. La california non è il texas o l'Utah, mi vien da dire che anche la tolleranza e l'apertura mentali sono "leggi" statali e non federali

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  18. se l'american dream e', come dice lei, avere una casa di proprieta', due macchine, dei figli e un cane.. beh, io non ci vedo niente di banale, perche' per noi queste cose erano appunto un sogno fin quando eravamo in italia (dove di macchine ne avevamo una a malapena, figli nemmeno facendo il pellegrinaggio a lourdes, il cane non avremmo saputo ne' dove metterlo ne' avremmo voluto lasciarlo solo in casa tutto il giorno, anche se ci sarebbe piaciuto averne uno).
    ora qui abbiamo realizzato il sogno e abbiamo un bellissimo bimbo, di macchine ne abbiamo due, e speriamo presto di avere una casa (piu') grande e un giorno magari anche un cane... non chiederei molto di piu' dalla vita, a parte poter continuare a fare almeno un bel viaggio l'anno :-)

    poi e' vero che questo e' stato possibile perche' il marito aveva le sue capacita' lavorative che qui sono state apprezzate, e il suo stipendio ci ha aperto le porte a tutto il resto.... insomma, credo che se "si vale" qui si viene riconosciuti per quello che si vale e tutto il resto viene di conseguenza, ma se le cose poi dovessero, per un motivo o per l'altro, dover andare male penso che l'american dream possa rivelarsi un american nightmare

    [anche io un giorno faro' un post sull'argomento, e magari ti linkero']

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    1. Ben detto, Marika! Se il sogno americano è questo dico anch'io che non è per niente banale o scontato, anzi, in fondo è un sogno molto più nobile da perseguire di tanti altri. Però è vero che di solito gli stranieri intendono qualcos'altro quando parlano di american dream. Su questo la maleducatissima insegnante aveva abbastanza ragione ;)

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    2. Non vorrei essere stata fraintesa, io non ho pensato che l'appunto dell'insegnate fosse banale, anzi! Mi ha spiazzata proprio perchè mi ha messo di fronte ad una visione più pragmatica e realistica della vita in USA.
      Per come la vedo io Marica, tu hai coronato un sogno che va ben oltre "l'american", ma che è stato possibile (solo) qui e la tua storia sembra una favola vista da fuori, per quanto sono sicura che abbiate attraversato l'inferno, è bello poter pensare: si può fare!
      :)

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  19. Quoto Silvia in piano, ed aggiungo:
    E' America Dream se ti va di culo, se hai la grinta giusta al momento giusto, se sei qualificato, se sei sano, se sei bianco, se hai una rete di salvataggio alle spalle.

    E' America Nightmare se non sei qualificato, se ti ammali, se hai la sfortuna di nascere nella zona sbagliata della citta', se sei solo senza nessuno che ti da' una mano a tirarti su quando cadi. E quando cadi, qui cadi duro.

    Alice s'mericatrice

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    1. Cara Alice, ti riquoto di rimando :-)
      Io penso che l'Italia e l'America per certi versi siano l'opposto l'una dell'altra. In Italia si tende ad appiattire l'eccellenza, ma c'è (ancora) una rete di salvataggio per chi - per qualunque motivo - all'eccellenza non arriva. In America l'eccellenza è promossa e sostenuta, ma chi non ci arriva può anche finire schiacciato.

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    2. Assolutamente d'accordo! Diciamo che gli Stati Uniti sono il paradiso per chi in Italia ha raggiunto l'eccellenza facendosi un gran culo e senza avere raccomandazioni, amicizie importanti o santi in paradiso. Ma se la vedi dal punto di vista di un americano è anche vero che qui all'eccellenza si arriva molto raramente se si parte dal basso.

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    3. Vi quoto tutte e tre e non ho nulla da aggiungere, se non sonore pacche sulle spalle :)

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  20. Che dire? Io sono una di quelle che ha sempre creduto nell'american dream e che ci crede ancora (forse perchè non ho mai messo piede nella terra dei sogni), ma che a volerlo descrivere non saprei da dove cominciare.
    Non so, è una cosa che ho in testa e nel cuore e che a me è molto chiara, ma poi, nel momento di tradurla a parole non trovo quelle giuste. Mi rendo conto di essere un po' troppo influenzata dall'idea di America ereditata dalla televisione e che, forse, non è proprio così. Ma penso al senso di libertà che mi dà il pensiero di una terra così grande. Poi vedo alcune amiche che si sono trasferite lì da anni e che sono così felici (tu sei felice?), e non tornerebbero mai indietro.
    Guardo l'Italia e penso che la degenerazione in atto non avrà mai fine e che ormai ogni luogo è migliore di questo.
    La voglia di scappare è sempre più forte.
    Ma sono anche pronta a ricredermi, o, per lo meno, a bilanciare i miei giudizi, quindi, poichè mi fido di te e del tuo modo di vedere le cose, accoglierò qualunque tua descrizione della realtà come opportunità di imparare e mettere da parte il sogno cinematografico.

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    1. Brava, la domanda e' giusta. Sei felice? O non e' che ottenute delle cose l'asticella si alza sempre di piu'?

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    2. Ecco Ste, credo che la tua posizione sia quella per cui mi è venuto in mente di scrivere questo post. Credo sia giusto riequilibrare i pregi e i difetti di questo stato, non tanto o non solo rispetto all'italia, ma proprio analizzando la vita in Usa per quello che è, prescindendo da qualsiasi paragone.
      Mi chiedi se sono felice? Si, molto quando non mi dispero :)

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  21. Io al sogno americano non ho mai pensato, fino a quando, laureatomi in Italia, mi venne offerta una borsa di studio per venire qui a studiare. Da allora ho tenuto i piedi su entrambi i lati dell'Atlantico, ma ho ben presto realizzato che la carriera accademica che volevo, in Italia non era possibile farla. O meglio, avrei potuto farla, dimenticandomi la meritocrazia, di poter comprare una casa, avere una famiglia, essere indipendente prima di compiere 45 anni.
    Credo che il paese perfetto non esista (forse il Canada, ma ci ho vissuto troppo poco tempo per giudicare). Esiste invece un paese che incontra maggiormente i nostri bisogni, sulla base della nostra scala di priorità. Molti italiani, pur lamentandosi di molte cose, non si decideranno mai a lasciare il paese, perché, tutto sommato, l'Italia soddisfa il 70% dei loro bisogni (affettivi, culturali, professionali). Altri, invece, cercano di più: una maggiore soddisfazione lavorativa, la possibilità di accedere ad un maggiore benessere, etc. Il punto è che per avere queste ultime cose è necessario accettare qualcosa di diverso dall'Italia: qui negli USA, uno stato sociale meno protettivo ed un sistema più competitivo e dinamico (e non tutti sono disposti a farlo). In Giappone, il fatto che sarai un "gaijin" (straniero) a vita (mentre qui negli USA, in 5 anni puoi divenire cittadino).
    Quanto alla rete di salvataggio alle spalle, credo che tutti noi, comunque, per quanto piccola, una rete la possediamo: se le cose dovessero andare male qui, o avessimo problemi di salute, potremmo comunque pensare di tornare in Italia e curarci o in Europa e cercare lavoro lì. 70 anni fa, chi emigrava negli USA, lo faceva sapendo che non avrebbe rivisto la propria famiglia (Skype non esisteva, i voli aerei neppure), e che di reti di protezione ne aveva ben poche. Io, nonostante tutto, mi sento molto fortunato.

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    1. Che bello questo tuo commento.

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    2. Gianluca,
      mi sono un po' pentita nell'averti chiesto di commentare di più, perchè se dici tutto quello che penso, non mi rimane più nulla da fare :)
      Grazie mille!

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    3. :) Grazie a tutte e due. Soprattutto per avermi/ci fatto riflettere su quello che proviamo stando da questa parte dell'Atlantico. Fare il punto della situazione mi ha motivato molto. :)

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    4. Gianluca è un uomo saggio! :-)

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  22. Credo di avere anch'io il sogno americano, a parte il cane...
    Delle due macchine m'importa poco, ho la tessera bus annuale e la tessera del bike sharing.

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    1. ahahahahah Anna se a quelle due tessere aggiungi quella della fidaty esselunga, sto precisa pure io ;)

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    2. :D..la tessera Fidaty (a Torino non ciabbiamo la Esselunga)...quella mi manca (tutte le altre celo).
      Noi di Torino ciabbiamo il cassetto pieno di sogni che non ci stanno più i calzini!

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    3. ahahahah Anna, mi fai sempre ridere!

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  23. Io penso che l'american dream sia esistito per i nostri nonni.
    Alla situazione attuale, se di "dream" si deve parlare, bisogna cambiare continente e credo ci si debba riferire all'australian dream!
    :)

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  24. (insomma se non s'era capito l'american dream per me è scaduto;)

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    1. Scaduto, dici?
      In effetti c'ha i suoi anni sto sogno, se penso che pure il mio bisnonno era venuto qui :)
      Però l'Australia è così lontaaaanaaaa, non so se ne sono attratta :)

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    2. Ma sei abituata a cancellare i commenti che non ti piacciono? Democratica!

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    3. Non ho mai cancellato un commento prima d'ora, ma prima d'ora non mi era mai capitato di trovare dei toni sgradevoli e poco opportuni nei confronti delle persone che decidono di scrivere qui il loro pensiero. Mi sento in dovere di garantire un clima di confronto piacevole, sereno e disteso, se qualcuno alza la voce a casa mia lo prego di abbassare i toni, se persevera lo accompagno alla porta. Funziona lo stesso anche qui, te l'ho fatto presente privatamente, ma visto che persisti, scrivo pubblicamente che non approvo i tuoi modi aggressivi.

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    4. Abbiamo davvero due concetti diversi di aggressivita'. Molto diversi. Saperlo e' un bene.

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    5. quoto donna!!! Cris

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    6. Donna, questo e' il tuo blog, le regole sono le tue. Sono convinta che tu sia una persona aperta alle critiche, ma che siano educate e rispettose.

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    7. La finisco qui, ma se il mio commento fosse rimasto chiunque avrebbe potuto giudicare l'aggressivita' o l'irrispettosita' dello scrivere qualcosa tipo "Avere ventimila dollari per entrare (in Australia) non e' alla portata di tutti", ma va bene cosi'. Si impara sempre dalla vita.
      Cristina, ti chiedo scusa se il mio commento ti ha ferita.

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    8. Donna, mi sembri una persona conciliante e sono d'accordo con b & k, aperta alle critiche. Fa sempre piacere leggerti :), continua ! Fra

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  25. l'American dream non l'ho mai avuto.
    Dopo otto anni e mezzo qui riconosco agli USA il dinamismo, la meritocrazia, il senso civico, le opportunita' professionali. Sono grandi pregi.
    Mi sono mai innamorata di questo paese? NO.

    L'Italia e' il mio paese. Ha un milione di difetti gravissimi, probabilmente e' sull'orlo della catastrofe ma e' la mia terra. E spero di poterci tornare.

    valescrive

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    1. Questo e' da applauso. Condivido.

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    2. Io amo l'Italia profondamente, non sono scappata da lì e se penso dove invecchiare mi vedo davanti al mare quello vero, quello blu.
      Ma nel frattempo (e non mi mancano poi così tanti anni) raccolgo guanti di sfida qua e là.
      Grazie del commento Valeria

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  26. se voi che vivete lì siete tutti d'accordo sul fatto che la meritocrazia esiste veramente, allora per me l'american dream esiste.

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    1. Hai ragione Mariantonietta, su questo non ha dissentito nessuno :)

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  27. Sono sempre stata affascinata dall'America Dream, fin da piccola. Le volte che poi sono stata negli USA ho potuto vedere che l' AMerican Dream te lo crei tu, persona che ha voglia di realizzarlo. Nessuno te lo regala. Ma l'American Dream secondo me, lo puoi avere anche qui a Londra, sove sto adesso, Se ne hai voglia, se ne sei capace, se trovi la strada giusta. Resta il fatto che nella mia classe del corso di inglese, quando il prof, chiede di inventare una frase con una qualunque parola, tutti parlano solo ed esclusivamente di Italia. La parola è mobili? ok, la collega Colombiana dice 'i migliori mobili del mondo sono fatti in Italia'; la parola è mare? Sono stata in Italia e l'acqua del mare era la migliore del mondo', la parola è cucina? vestiti? auto? monumenti? Peccato che, solo i figli di politici e industriali possano ralizzare il Sogno Americano in Italia!
    Dancer

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    1. è proprio così, spesso andando all'estero si sviluppa quel sentimento di appartenenza e orgoglio che ahimè non ci insegnano nella nostra madre patria.
      Io spero sempre che le cose migliorino e ci credo

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  28. Ciao Donna io e mio marito amiamo il sogno americano e ci sentiamo parte di questo meraviglioso Paese! Amiamo la Calufornia in particolar modo per il suo clima! Ma per quanto ci riguarda abbiamo deciso di accantonare l'idea del trasferimento per via delle innumerevoli difficoltà per ottenere la green card. Ma avendo due bimbi vorremmo insegnar loro ad amare non solo il sogno americano di cui parla la tua insegnante ma a credere di avere tante possibilità nel campo lavorativo studiando con professori che se credono in te ti lanciano verso una carriera! Penso sempre alla sede di Google, faceboock, Apple e alle menti giovani e speranzose che lavorano li! Grazie per la tua esperienza e il blog e'molto carino.

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  29. Ciao nana,
    condivido l'idea di insegnare ai tuoi figli a sognare e a credere di poter realizzare i propri sogni, ma rimango convinta che non sia necessario trasferirsi negli Usa per farlo.
    Ti auguro di trovare la serenità li dove vivi, perchè davvero come si diceva sopra, il luogo è una cornice ed è lo stato d'animo a dipingere i colori.
    ti abbraccio

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  30. Non sono riuscita a leggere tutti tutti i commenti ma quelli che ho letto mi sono sembrati interessanti. Io non so se l'american dream esista ancora, come lo intendevano una volta. Per me questo paese è stato un sogno per tanto tempo, e quello che faccio qui non lo potrei fare nel mio paese. In questo senso PER ME esiste l'american dream. L'italia è il mio paese e mi piace tornarci ma ormai l'america è almeno per metà la mia casa, e lo è proprio per le cose che è riuscita a darmi.

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    1. Grazie Eleonora, davvero!
      credo che il segreto sia proprio in quel "per le cose che è riuscita a darmi.": se un paese ti permette di trovare le cose che cerchi, hai realizzato il tuo sogno. e a quel punto non è importante sapere se altrove le avresti potute trovare, l'importante è che sei felice lì, qui e ora :)

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  31. Interessantissimo questo dibattito. Poco tempo fa ho chiesto alla mia amica Barbara che vive in America da quasi tre anni di condividere le sue impressioni con me sul sogno americano perche' la mia idea di America, conoscendo molte famiglie di espatriati qui in Cina, si e' un po' allontanata dagli stereotipi da film che costellavano la mia immaginazione. Amando l'America perche' e' qualcosa che riguarda il nostro background (volenti o nolenti!), mi lasciano perplessa la scolarizzazione a casa (e' davvero un fenomeno diffuso?), l'estremismo religioso (intendo il Creazionismo e la sua negazione dei principi Darwiniani), la sanita'.
    Comunque sia W la liberta' di parola, costume e religione.
    Basta cio' per fare dell'America un grande Paese.

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    1. Lucina mi cogli impreparata su entrambi i temi. Non ho avuto esperienza ne dell'uno ne dell'altro. `questo potrebbe dire che non sono poi così diffusi o che io non sono abbastanza informata, propendo per la seconda ipotesi, quindi approfondisco e vedo se trovo qualcosa a riguardo!

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  32. Io ci credo nell' American dream, non che sia facile cambiare completamente vita, ma secondo me l' America offre molte piu' opportunita', e' tutto diverso, basta pensare alle scuole, alle iniziative che coinvolgono gli studenti e le famiglie. l' Italia non offre nessun futuro ai giovani. Io spero un giorno FI realizzare il mio sogno americano

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  33. Io ci credo nell' American dream, non che sia facile cambiare completamente vita, ma secondo me l' America offre molte piu' opportunita', e' tutto diverso, basta pensare alle scuole, alle iniziative che coinvolgono gli studenti e le famiglie. l' Italia non offre nessun futuro ai giovani. Io spero un giorno FI realizzare il mio sogno americano

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